Fiera di Sant’Antonio Abate a Modena

benedizionedeglianimali.jpg“Per sant’Antànni a pèga chel dànni”. (A sant’Antonio pagano le donne).
Martedì 17 Gennaio, nel giorno dedicato a Sant’Antonio, a Modena si svolgerà la consueta fiera dedicata al santo, e si usa che siano le donne a fare un dono agli uomini. Dono che solo 15 giorni dopo verrà ricambiato, quando si festeggerà, il 31 gennaio, San Geminiano, la festa del Santo Patrono.
520 gli ambulanti che potranno allestire i banchi nel centro storico cittadino in occasione della fiera, in piazza Sant’Agostino, piazzale degli Erri, piazza Grande, via Emilia centro, piazza Muratori, piazza Matteotti, piazza Mazzini, corso Canalchiaro, corso Duomo, corso Canalgrande, via Università, via Castellaro, via Scudari, via Canalino, piazzale San Francesco e calle di Luca. Dalle 8.30 alle 20 il centro città si trasformerà per la festa, e peccato per chi (come me) sarà al lavoro…ma una passeggiata in centro si fa sempre volentieri.
L’ho scritto anche gli altri anni, ma se siete capitati qui per la prima volta, vi racconto come mai anche a Modena si festeggia Sant’Antonio Abate.
La tradizione modenese della festa dedicata al santo deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella, e Sant’Antonio è considerato il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto proprio un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo. A Modena la benedizione degli animali domestici avviene nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie, in via Sant’Agostino.

Al circolo Arci Vibra (via 4 Novembre 40/a) alle ore 21 sarà presentato al pubblico, in prima nazionale, “Rimetti a noi i nostri debiti”, il film sugli “indignati” realizzato da Officine Tolau. Oltre agli autori del documentario, parteciperanno Greta Barbolini (presidente di Arci), Giuditta Pini (segreteria GD Modena), Stefano Bonaccini (segretario regionale PD) e Pippo Civati  (consigliere regionale Pd della Lombardia).
Io l’ho già visto, e ve ne avevo parlato qui virgiliomodena.myblog.it/rimetti-a-noi-i-nostri-debiti.html


 

Rimetti a noi i nostri debiti

indignatos-Uomo-dell-Anno-2011-Time-Occupy-Wall-Street--cut1323875246822.jpgPresentato in anteprima a Bologna il 21 dicembre il documentario “Rimetti a noi i nostri debiti” prodotto dalle Officine Tolau di Modena, racconta qualcosa sul movimento degli “indignati” italiani, partendo da quel 15 ottobre 2011 a Roma, che la televisione italiana ha raccontato solo come devastazioni, violenza e poco altro.
Attraverso voci autorevoli come Loretta Napoleoni, autrice de “Il contagio”, e politici internazionali come l’ex leader di Solidarnosc, Lech Walesa, la protesta sembra essere solo il segno dei tempi, una sorta di tappa “obbligata” che le civiltà contemporanee a rotazione presentano, una protesta insomma già vista e già vissuta.
Ma è quando lasciano andare le immagini dei partecipanti alla manifestazione romana che il senso della protesta diviene più chiaro, acquista spessore. Attraverso le voci di coloro che quella piazza la vivono come luogo di riscatto, come la giovane laureanda di belle speranze e il giovane disoccupato legati dalla disillusione verso il futuro, genitori italiani e stranieri preoccupati per il futuro dei propri figli. Si protesta contro un’economia che privilegia i pochi, che riduce in schiavitù tutti i popoli, come afferma uno degli intervistati: “il cambiamento incominciato in Africa, che finisce in Europa”.
“Fiammata di rivolta o l’inizio di una rivoluzione?”, questa la domanda che chiude i 40 minuti di documentario. Domanda a cui non è facile dare una risposta. Anche se io un’idea me la sono fatta, e sono d’accordo con uno degli intervistati che chiude il documentario che afferma che il movimento sarà anche planetario, ma guardandoli dallo schermo di un pc o attraverso un servizio alla televisione rimane più che altro il sogno, perché da lontano gli ideali per i quali si combatte possono sembrare tutti uguali, ma nella realtà ogni comunità ha i suoi problemi da risolvere, ed è nelle azioni che il movimento si differenzia.
“Rimetti a noi i nostri debiti”, realizzato da tre giornalisti modenesi Stefano Aurighi, Davide Lombardi e  Paolo Tomassone, sarà presentato in prima nazionale a Modena a gennaio 2012, alla presenza del consigliere regionale della Lombardia del PD Pippo Civati e il segretario regionale dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Subito dopo, come avverte il trailer, sarà reperibile online sul sito delle Officine Tolau.

 

La cima più alta di Modena

aurighistefano.jpgA Modena non ci sono salite. Non ci sono discese. Tutta pianura. I miei amici d’infanzia, quando vengono a trovarmi, mi chiedono: ma se ti metti un cartone sotto al culo, dove vai a scivolare? Sui cavalcavia della tangenziale?


Dove sono cresciuto,  aprivo la finestra della camera e, invece che l’inceneritore di via Scartazza, vedevo due montagne, una a destra e una a sinistra, che si alzavano per più di millecinquecento metri sopra  il mio naso. E oltre quelle montagne, altre montagne, ancora più alte. Un luogo dall’orizzonte strettissimo, in cui lo  sguardo non poteva andare troppo lontano, perché incontrava presto un altura, un rilievo,  una collina. Era tutto fatto di salite. E di discese. Di discese con il cartone sotto al culo per scivolare fin giù verso i prati pianeggianti.


E’ vero, mi sento un po’ Peter, l’amico stordito di Heidi, ma per uno che viene giù dai monti, c’è poco da fare, la prima cosa che nota a Modena è che non ci sono salite. Non ci sono discese.  E’ per questo che a  Modena lo sguardo può correre all’infinito, perché a Modena non c’è l’orizzonte.  E’ tutto sconfinato. Sarebbe piaciuto a Buzzati e ai suoi Tartari, che non si decidevano ad arrivare.


Eppure anche un montanaro, a Modena, si sente a casa propria, perché i modenesi non si sono lasciati scoraggiare (e poi, chissà se gli fregava davvero qualcosa della mancanza delle salite e delle discese) . Quel che non ha fatto la natura, ha fatto il vocabolario, recuperando nello slang geminiano un’espressione che restituisce alla città l’illusione – almeno all’ora di pranzo – di essere la Cortina d’Ampezzo della Pianura Padana. Ma sul serio. Proprio in cucina. 


Chiedete a un modenese dov’è il piatto, o dov’è la bottiglia, o qualunque altra cosa abbia a che fare con il cibo. – E’ in cima al tavolo –, vi risponderà. 


In cima. 


Sulla vetta del tavolo.


Eccolo qui l’orizzonte modenese, la combinazione salite-discese recuperata all’ora di pranzo. La catena montuosa che mancava a dare un senso finito allo spazio. Piatti e posate lassù sull’altipiano della tavola. Minestre e condimenti sulle alture apparecchiate a festa. Torrenti di lambrusco a precipizio giù dalla catena montuosa di gnocco fritto. Valanghe di tigelle a minacciare la pianura della tovaglia a quadrettoni. E i venti impetuosi dei rutti di gioia a fine pranzo a spazzare via tutto ciò che è rimasto sul pianoro sommerso di briciole.


Presto imparerò a scivolare col cartone sotto il culo giù dalle discese del tavolo. Ci sto lavorando. E sarò finalmente un modenese vero. Finalmente anche io in cima al tavolo.

Giornalista, videomaker, scrittore e blogger (un po’ a tempo perso), Stefano Aurighi ha prestato a questo blog la sua penna ironica e leggera per raccontare un po’ di Modena ai modenesi, lui che da questa città è stato adottato. Evito la “solita” presentazione, anche perché conoscendolo so che non sarebbe di suo gradimento. Se questo post vi è piaciuto, così come è piaciuto a me, troverete altre cose qui, qui e qui.

(foto dell’autore)


 

Lo Starnuto: la storia di una strana allergia

lo starnuto,allergia,stefano aurighi,video-maker,occupiamo l'emilia,documentarioE’ sempre un piacere leggere un bel libro, ancora meglio se a scriverlo è un modenese (d’adozione, ma è una cosa che gli si può perdonare).
“Lo Starnuto” di Stefano Aurighi (ed. Kappa Vu) è un libro di 159 pagine da leggere tutto d’un fiato. Racconta di una allergia alquanto singolare: un irrefrenabile impulso a starnutire di fronte alle malefatte (piccole e grandi) in cui ognuno di noi si imbatte quotidianamente. Protagonista di questa storia Enrico Waller, un bambino di 10 anni. Non riesce a trattenere starnuti dagli effetti devastanti quando si trova a fronteggiare le bugie dei suoi compagni di classe, la millanteria di sedicenti venditori, la retorica di politici navigati.
Ovviamente all’inizio della storia il piccolo Enrico e la sua famiglia, madre e due fratelli più piccoli, a cui si associa anche il medico di famiglia, ci mettono un po’ a capire cos’è che scatena questa allergia devastante. Fra distruzioni incontrollate e situazioni al limite del ridicolo, alla fine il piccolo Enrico non solo capirà, ma riuscirà a controllare questo suo straordinario potere.
Quando si parla di infanzia si pensa sempre ad un periodo spensierato, fatto di giochi e poco più. Con questa storia lo scrittore vuole dirci che mai come quando siamo bambini riusciamo a vedere la realtà delle cose, lasciando l’ipocrisia e la falsità al mondo dei grandi. Fa venire nostalgia di quel periodo in cui si crede di poter davvero cambiare il mondo, fa riflettere su come crescendo, nel passaggio fra l’infanzia e la maturità, si comprende che cambiare le cose è difficile, ma prendendo consapevolezza delle proprie potenzialità, cambiare le cose diventa possibile. Quello che ad una lettura superficiale può sembrare solo un libro di narrativa per bambini, lascia invece riflettere un po’ sul nostro mondo e fa venire voglia di combattere per qualche ideale.
L’autore Stefano Aurighi è anche un videomaker, ha realizzato con un paio di amici-colleghi una serie di documentari dedicati ai cambiamenti della politica in Italia (di “Occupiamo l’Emilia” ne avevo raccontato un annetto fa). Così ha chiesto ai suoi lettori di cimentarsi invece che nella “solita” recensione, nella realizzazione di una video-recensione. Sul blog dedicato al libro lostarnuto.blogspot.com trovate l’indirizzo a cui inviare la video-recensione. Io la mia l’ho realizzata, anche se mi trovo più a mio agio fra le parole che fra le immagini, e qui lascio la parola all’editore, che ha creduto in questa storia.

 

Giovedì 15 settembre lo scrittore sarà alla Festa del PD a presentare il suo libro alle ore 19 nello spazio “Happy our” in compagnia del giornalista Sergio Gimelli e di Massimo Bonfatti, fumettista e autore della copertina del romanzo (che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere e intervistare).