Disfare e rifare: Peppino Impastato ha trovato casa

peppino_impastato.jpgUna quindicina di giorni fa se ne era occupato il mio “collega” di Bergamo. Il sindaco leghista del comune bergamasco di Ponteranica, Cristiano Aldegani, decide di far togliere dalla biblioteca comunale la targa dedicata a Peppino Impastato, il giovane ucciso nel 1978 a soli 30 anni dalla mafia, la mafia che Impastato aveva deciso di combattere apertamente denunciandone affari e quant’altro attraverso mezzi come giornali ed una radio da lui stesso fondata.

Lo sdegno di quel gesto trova eco a livello nazionale, ma il sindaco leghista non torna sui suoi passi.

A fare un passo avanti è il comune di Spilamberto, comune delle Terre dei Castelli, che decide di intitolare la biblioteca del paese al giovane siciliano ucciso a Cinisi nel 1978.

“L’intitolazione – ha spiegato il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini – assume un valore simbolico di risposta civile e democratica alla cultura razzista di chi, rimuovendo una targa, ha offeso la memoria di tutte le vittime della mafia, ed in particolare di un giovane impegnato in politica e nell’informazione, che ha pagato con la vita la sua lotta alla mafia ed alla cultura omertosa. Il nostro obiettivo è non abbassare la guardia, continuare a parlare di questi temi e lottare contro chi, come in questo caso, non comprende la grandezza di chi ha dedicato la sua vita alla lotta contro un sistema mafioso che mina le fondamenta della nostra democrazia”.

Un’intitolazione che ha una valenza simbolica forte e profonda, a cui però non mi sembra sia seguita la giusta visibilità nazionale.

Io personalmente ho imparato chi era Peppino Impastato attraverso il film “I cento passi”, film che mi ha spinta a documentarmi meglio per cercare di capire come si possa morire a 30 anni, uccisi dalla mafia, mentre si cerca di svegliare le coscienze da un torpore fatto di omertà e connivenza. Film che consiglio a chi ancora non conosce la storia di questo ragazzo coraggioso.

Luca aveva chiuso il suo post scrivendo “c’è ancora tempo per cancellare l’errore, speriamo che questo avvenga quanto prima”, credo che questa sia la prova che a certi errori si può rimediare.


 

Ronde? No, grazie!

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Modena non avrà le sue ronde. Il decreto emanato dal ministro Maroni prevede la firma di autorizzazione del sindaco ed è ufficiale: il sindaco Pighi non firmerà per autorizzare gruppi di cittadini volontari, senza nessun addestramento, a girare per le strade della città, novelli sceriffi, per “vigilare” sulla nostra sicurezza.

Le motivazioni sono che in città l’apporto dei volontari per migliorare la vivibilità e la sicurezza sono in atto già da tempo. Basti pensare a Modena Sicura con Ercole Toni e le sue campagne per ripulire i muri dalle scritte, o alle Guardie Ecologiche Volontarie per la pulizia nei parchi o nei terreni e i sentieri lungo i fiumi. Oppure ancora ai Comitati Anziani che assistono i ragazzini all’uscita dalle scuole.

Insomma di ronde para-militari, a rischio scontro con altri gruppi di radice politica diversa, nella nostra città proprio non se ne sente il bisogno.

La microcriminalità a Modena non è una piaga, la sera si riesce ancora a fare una passeggiata in tutta tranquillità. Certo: alcune zone si evitano senza nemmeno starci a pensare, ma forse più per pregiudizio che per reale pericolo.Giorgio Pighi .JPG

Forse sarò solo una ragazza fortunata, ma in tanti anni non mi è mai accaduto nulla che giustifichi controlli supplementari nelle strade.

Il mio consiglio è sempre lo stesso: cerchiamo di uscire un po’ più spesso a piedi per la città. Riappropriamoci dei nostri spazi. L’extracomunitario seduto sulla panchina del parco se siamo in tanti ci farà meno paura. E forse capiremo che lui è lì come noi a godersi il fresco e l’ombra degli alberi.