Un francobollo dedicato all’Aceto Balsamico di Modena

aceto balsamico,acetaia,ricette tradizionaliL’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è un prodotto tradizionale della cucina di Modena, la cui produzione è documentata già in un documento del 1046, apprezzato nel rinascimento dagli estensi, prodotto con mosti provenienti esclusivamente dalla provincia di Modena.
In televisione se ne vede spesso la pubblicità. In qualsiasi scaffale di un supermercato potete trovarne delle varietà a poche decine di euro. Lasciatemelo dire: quello non è il vero aceto balsamico di Modena.
Quello vero è denso, lo vendono in piccole confezioni, si usa con il contagocce e ha un sapore indescrivibile.
Da Wikipedia “documenti e manoscritti del XVI secolo e dell’anno 1796, riferiscono dei mosti ben maturi utilizzati per la produzione dell’aceto balsamico alla modenese e dei rincalzi dei 36 barili custoditi nel terzo torrione del palazzo ducale verso S. Domenico. È interessante notare come da queste prime memorie appaiono di continuo due costanti fondamentali per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena: il mosto cotto ottenuto dalle uve tipiche coltivate in provincia di Modena quale prodotto di base e la dislocazione dei locali di produzione in ambienti alti, generalmente in sottotetto”.
E parlando con persone del posto ho scoperto che avere una botte per produrre aceto balsamico in casa è una specie di tradizione, e le botti migliori si lasciano in eredità ai propri figli. aceto balsamico,acetaia,ricette tradizionali
Ho avuto la fortuna di assaggiare questa specie di oro nero prodotto nel sottotetto di un vicino di casa, ho potuto ammirare le piccole botti che custodisce come dei gioielli, e portarne a casa una bottiglia come souvenir. Il gusto è completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai assaggiato. Si chiama aceto ma non ha nulla di acidulo, balsamico ma non aspettatevi della menta.
Il gusto è corposo, leggermente dolciastro, la consistenza è sciropposa e si può utilizzare per condire dalla pasta, alla carne, fino alla frutta.
Il 17 Aprile sarà messo in vendita un francobollo del valore di 60 centesimi per celebrare una delle eccellenze eno-gastronomiche modenesi.

Il bozzetto è stato ideato da Maria Carmela Perrini e prevede in primo piano la bottiglietta ufficiale disegnata da Giugiaro e il logo comunitario di riconoscimento dei prodotti a denominazione protetta (DOP),  sullo sfondo una serie di botti utilizzate per l’invecchiamento.

Le “Rezdore”

rezdore.jpg“Storie di Terra e di Rezdore” è il titolo di un progetto promosso nel 2006 dalla Provincia di Modena e realizzato da Slow Food Italia con l’obiettivo di recuperare il tesoro di conoscenze ed esperienze legate alla cucina tradizionale modenese.
Ma chi era la “rezdora”? Rezdora è un vocabolo dialettale, spesso tradotto in “reggitora”, cioè la persona che gestisce la casa. Non è necessariamente un concetto legato al matriarcato, infatti esiste anche “al rezdor”, ma al femminile connota quella donna che, con saggezza ed energia, tiene le redini della casa, confezionando perfette pietanze tradizionali.
La brava rezdora era quella che riusciva a gestire la famiglia in maniera ottimale. La natalità era altissima e le malattie tante. Gestire tante bocche era un’impresa, voleva dire intelligenza, carattere, intuizione, energia, fortuna e un certo cinismo verso i sentimentalismi. La rezdora era scelta dagli uomini con cura, perchè una donna fa la casa o la disfa. La rezdora ha come compito di baciare i bambini, di leggere loro le favole, di preparare la festa della domenica e di mettere i fiori nella brocca, sulla tavola o ai santi nella nicchia, nei momenti lieti e non lieti. Un lavoro duro, che portò a definire la rezdora come una persona di ferro, e a mettere nell’ombra quelle poverine che, per natura, non erano state fornite di buon sangue.
La rezdora brava in cucina era richiesta nella preparazione dei pranzi delle cerimonie, riuscendo così a contribuire anche al bilancio familiare. Prenotata per tempo, veniva prelevata il giorno prima, in modo da potersi rendere conto di quanto c’era a disposizione per la tavolata da apparecchiare, degli utensili e per cominciare a stendere eventuali lieviti, ripieni o frollature. Ad una donna del genere, e più brava più diveniva mitica, ubbidivano tutti e non bisognava rivolgerle critiche o imporre restrizioni.
Il tortellino fatto da lei era un oggetto unico; mentre le altre aiutanti si arrabattavano a stringere, sì, ma non troppo, ma non poco, uno sì e due no quel povero oggettino, lei con due colpetti soffici e magici posava sul tavolo il neonato, e sotto un altro.
Per tramandare tutti questi sapori, odori e ricordi e tradizioni si è pensato di raccogliere il tutto e dopo tre anni di ricerca e selezione dei protagonisti in tutto il territorio provinciale si può vedere il risultato nelle pagine dedicate del portale della provincia di Modena http://rezdore.provincia.modena.it/index.asp.
Buona lettura.

[fonte]

 

 

Un viaggio nel gusto tutto modenese

aceto-balsamico-home.jpgIn questo spazio dedicato alla città di Modena mi fa sentire responsabile di un sacco di cose. Raccontare una città così come la vedono i propri occhi non è una cosa semplice. Sarà sempre un punto di vista parziale. Soprattutto possono leggermi dei modenesi che ne sanno sicuramente più di me. Ma soprattutto possono leggermi delle persone che a Modena non ci sono mai state e io potrei invogliarli a passare almeno un fine settimana fra queste strade, respirando quest’aria.

Più spesso mi dico: cosa mi piacerebbe leggere di una città? E mi rispondo sempre: qualcosa che non so, qualcosa che non posso trovare da nessun’altra parte.

Ecco perché oggi voglio raccontarvi dell’aceto balsamico.

L’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena è un prodotto tradizionale della cucina di Modena, la cui produzione è documentata già in un documento del 1046, apprezzato nel rinascimento dagli estensi, prodotto con mosti provenienti esclusivamente dalla provincia di Modena.

In televisione se ne vede spesso la pubblicità. In qualsiasi scaffale di un supermercato potete trovarne delle varietà a poche decine di euro. Lasciatemelo dire: quello non è il vero aceto balsamico di Modena.

Quello vero è denso, lo vendono in piccole confezioni, si usa con il contagocce e ha un sapore indescrivibile.aceto_balsamico_di_modena_rivela_i_suoi_segreti.jpg

Da Wikipedia “documenti e manoscritti del XVI secolo e dell’anno 1796, riferiscono dei mosti ben maturi utilizzati per la produzione dell’aceto balsamico alla modenese e dei rincalzi dei 36 barili custoditi nel terzo torrione del palazzo ducale verso S. Domenico. È interessante notare come da queste prime memorie appaiono di continuo due costanti fondamentali per la produzione dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena: il mosto cotto ottenuto dalle uve tipiche coltivate in provincia di Modena quale prodotto di base e la dislocazione dei locali di produzione in ambienti alti, generalmente in sottotetto”.

E parlando con persone del posto ho scoperto che avere una botte per produrre aceto balsamico in casa è una specie di tradizione, e le botti migliori si lasciano in eredità ai propri figli.

Ho avuto la fortuna di assaggiare questa specie di oro nero prodotto nel sottotetto di un vicino di casa, ho potuto ammirare le piccole botti che custodisce come dei gioielli, e portarne a casa una bottiglia come souvenir. Il gusto è completamente diverso da qualsiasi cosa abbia mai assaggiato. Si chiama aceto ma non ha nulla di acidulo, balsamico ma non aspettatevi della menta.

Il gusto è corposo, leggermente dolciastro, la consistenza è sciropposa e si può utilizzare per condire dalla pasta, alla carne, fino alla frutta.

Considerato che il prezzo non è proprio alla portata di tutti, se passate di qua e vi ho un po’ incuriosito, cercate nelle pagine degli eventi, perché spesso vengono organizzate visite guidate alle acetaie della zona. Potrebbe essere una buona occasione per assaggiare il vero e inimitabile aceto balsamico di Modena.