Il gioco delle sorti

DEA-DELLA-FORTUNA-1.jpgIl Festival della Filosofia dedicato alla Dea Bendata è finito, ma è rimasta in città una mostra a lei dedicata. Si intitola “Il gioco delle sorti” e la trovate al Museo della Figurina fino al 20 febbraio 2011. L’esposizione è composta da oltre 300 figurine e materiali affini, cigarette card e calendarietti da barbiere, album e giornalini per ragazzi, alcuni strumenti astronomici tra cui un globo celeste e una sfera armillare prestati dal Museo Civico d’Arte di Modena, stampe rare e libri antichi provenienti da una collezione privata, nonché riproduzioni di opere d’arte medievali e moderne.
E’ durante l’impero romano che il culto della Fortuna ebbe il suo periodo di massima diffusione, alla dea, infatti, erano dedicati ben diciotto templi. La Fortuna ha una caratterizzazione diversa dalle altre divinità minori romane, non è legata ad un’attività pratica, come quella agricola, ma nasce dalla personificazione di un’entità astratta, circostanza di per sé molto rara nella mentalità romana. L’etimologia del termine ci riconduce all’idea del ‘portare’, quindi del ‘dare’. È probabile che tale idea si sia poi fusa con quella della “casualità“, proveniente da una delle religioni straniere con cui Roma venne a contatto durante la sua espansione, portando alla nozione di “dea che distribuisce in maniera casuale”. Il fatto che tale divinità sia femminile si collega alla sua natura “creatrice” e “datrice” di vita. E dal momento che il carattere saliente riconosciuto alla dea è la sua volubilità, i consueti attributi che le sono conferiti sono il timone, simbolo della guida della vita, la palla, la ruota e le ali, segno della transitorietà, il corno dell’abbondanza. Nelle fonti letterarie la dea viene definita “cieca”, in quanto assegna i beni in maniera casuale; di lei si dice anche che non rimane troppo tempo nello stesso luogo, che il suo volto è talvolta gioioso, talvolta amaro, che è degna di poco credito.
Il tema del Festival è stata l’occasione per mettere in mostra un patrimonio poco conosciuto (e anche sottovalutato). La presenza della mitologia classica nelle figurine è molto diffusa: temi astrologici e avventure degli eroi si ritrovano con frequenza in immagini di grande suggestione. La mostra si propone di renderle note individuando dei percorsi che illustrino alcuni motivi essenziali, di grande interesse e ancora in vario modo attuali: l’influsso delle divinità planetarie sull’aspetto, le inclinazioni e il lavoro degli uomini, il legame stretto fra le costellazioni, in particolare i segni zodiacali, e il corpo dell’uomo, visto come microcosmo in cui si rispecchia il macrocosmo, il rapporto degli eroi e delle eroine antiche con il destino e con le divinità, talvolta amanti, più spesso crudeli o tirannici strumenti della fortuna avversa.
I materiali esposti, tra cui l’Atlante celeste di Doppelmaier del 1742, Le sorti, il libro di cartomanzia e arte divinatoria del 1540 di Francesco Marcolini, Imagini delli dei de gl’antichi il trattato-manuale sull’iconografia delle divinità classiche di Vincenzo Cartari, dialogano con le figurine per sottolineare la persistenza di temi iconografici complessi, frutto della volontà dell’uomo di tenere sotto controllo l’angoscia provocata dal senso di aleatorietà della vita.

La mostra è articolata in tre grandi sezioni, a loro volta suddivise in temi specifici: Vaghe stelle comprende ‘Il cielo degli dei‘, ‘Un cosmo animato‘, ‘Le opere e i giorni‘. Uomini e dei racchiude ‘Imprese fatali’ e ‘Per aspera ad astra‘, mentre Il romanzo del cielo prevede ‘Effetto notte‘ e ‘Out into space‘.
Museo della Figurina, Palazzo Santa Margherita, Corso Canalgrande, 103, da martedì a venerdì 10.30-13.00 e 15.00-18.00; sabato, domenica e festivi 10.30-18.00; lunedì chiuso.