La cima più alta di Modena

aurighistefano.jpgA Modena non ci sono salite. Non ci sono discese. Tutta pianura. I miei amici d’infanzia, quando vengono a trovarmi, mi chiedono: ma se ti metti un cartone sotto al culo, dove vai a scivolare? Sui cavalcavia della tangenziale?


Dove sono cresciuto,  aprivo la finestra della camera e, invece che l’inceneritore di via Scartazza, vedevo due montagne, una a destra e una a sinistra, che si alzavano per più di millecinquecento metri sopra  il mio naso. E oltre quelle montagne, altre montagne, ancora più alte. Un luogo dall’orizzonte strettissimo, in cui lo  sguardo non poteva andare troppo lontano, perché incontrava presto un altura, un rilievo,  una collina. Era tutto fatto di salite. E di discese. Di discese con il cartone sotto al culo per scivolare fin giù verso i prati pianeggianti.


E’ vero, mi sento un po’ Peter, l’amico stordito di Heidi, ma per uno che viene giù dai monti, c’è poco da fare, la prima cosa che nota a Modena è che non ci sono salite. Non ci sono discese.  E’ per questo che a  Modena lo sguardo può correre all’infinito, perché a Modena non c’è l’orizzonte.  E’ tutto sconfinato. Sarebbe piaciuto a Buzzati e ai suoi Tartari, che non si decidevano ad arrivare.


Eppure anche un montanaro, a Modena, si sente a casa propria, perché i modenesi non si sono lasciati scoraggiare (e poi, chissà se gli fregava davvero qualcosa della mancanza delle salite e delle discese) . Quel che non ha fatto la natura, ha fatto il vocabolario, recuperando nello slang geminiano un’espressione che restituisce alla città l’illusione – almeno all’ora di pranzo – di essere la Cortina d’Ampezzo della Pianura Padana. Ma sul serio. Proprio in cucina. 


Chiedete a un modenese dov’è il piatto, o dov’è la bottiglia, o qualunque altra cosa abbia a che fare con il cibo. – E’ in cima al tavolo –, vi risponderà. 


In cima. 


Sulla vetta del tavolo.


Eccolo qui l’orizzonte modenese, la combinazione salite-discese recuperata all’ora di pranzo. La catena montuosa che mancava a dare un senso finito allo spazio. Piatti e posate lassù sull’altipiano della tavola. Minestre e condimenti sulle alture apparecchiate a festa. Torrenti di lambrusco a precipizio giù dalla catena montuosa di gnocco fritto. Valanghe di tigelle a minacciare la pianura della tovaglia a quadrettoni. E i venti impetuosi dei rutti di gioia a fine pranzo a spazzare via tutto ciò che è rimasto sul pianoro sommerso di briciole.


Presto imparerò a scivolare col cartone sotto il culo giù dalle discese del tavolo. Ci sto lavorando. E sarò finalmente un modenese vero. Finalmente anche io in cima al tavolo.

Giornalista, videomaker, scrittore e blogger (un po’ a tempo perso), Stefano Aurighi ha prestato a questo blog la sua penna ironica e leggera per raccontare un po’ di Modena ai modenesi, lui che da questa città è stato adottato. Evito la “solita” presentazione, anche perché conoscendolo so che non sarebbe di suo gradimento. Se questo post vi è piaciuto, così come è piaciuto a me, troverete altre cose qui, qui e qui.

(foto dell’autore)


 

Lo Starnuto: la storia di una strana allergia

lo starnuto,allergia,stefano aurighi,video-maker,occupiamo l'emilia,documentarioE’ sempre un piacere leggere un bel libro, ancora meglio se a scriverlo è un modenese (d’adozione, ma è una cosa che gli si può perdonare).
“Lo Starnuto” di Stefano Aurighi (ed. Kappa Vu) è un libro di 159 pagine da leggere tutto d’un fiato. Racconta di una allergia alquanto singolare: un irrefrenabile impulso a starnutire di fronte alle malefatte (piccole e grandi) in cui ognuno di noi si imbatte quotidianamente. Protagonista di questa storia Enrico Waller, un bambino di 10 anni. Non riesce a trattenere starnuti dagli effetti devastanti quando si trova a fronteggiare le bugie dei suoi compagni di classe, la millanteria di sedicenti venditori, la retorica di politici navigati.
Ovviamente all’inizio della storia il piccolo Enrico e la sua famiglia, madre e due fratelli più piccoli, a cui si associa anche il medico di famiglia, ci mettono un po’ a capire cos’è che scatena questa allergia devastante. Fra distruzioni incontrollate e situazioni al limite del ridicolo, alla fine il piccolo Enrico non solo capirà, ma riuscirà a controllare questo suo straordinario potere.
Quando si parla di infanzia si pensa sempre ad un periodo spensierato, fatto di giochi e poco più. Con questa storia lo scrittore vuole dirci che mai come quando siamo bambini riusciamo a vedere la realtà delle cose, lasciando l’ipocrisia e la falsità al mondo dei grandi. Fa venire nostalgia di quel periodo in cui si crede di poter davvero cambiare il mondo, fa riflettere su come crescendo, nel passaggio fra l’infanzia e la maturità, si comprende che cambiare le cose è difficile, ma prendendo consapevolezza delle proprie potenzialità, cambiare le cose diventa possibile. Quello che ad una lettura superficiale può sembrare solo un libro di narrativa per bambini, lascia invece riflettere un po’ sul nostro mondo e fa venire voglia di combattere per qualche ideale.
L’autore Stefano Aurighi è anche un videomaker, ha realizzato con un paio di amici-colleghi una serie di documentari dedicati ai cambiamenti della politica in Italia (di “Occupiamo l’Emilia” ne avevo raccontato un annetto fa). Così ha chiesto ai suoi lettori di cimentarsi invece che nella “solita” recensione, nella realizzazione di una video-recensione. Sul blog dedicato al libro lostarnuto.blogspot.com trovate l’indirizzo a cui inviare la video-recensione. Io la mia l’ho realizzata, anche se mi trovo più a mio agio fra le parole che fra le immagini, e qui lascio la parola all’editore, che ha creduto in questa storia.

 

Giovedì 15 settembre lo scrittore sarà alla Festa del PD a presentare il suo libro alle ore 19 nello spazio “Happy our” in compagnia del giornalista Sergio Gimelli e di Massimo Bonfatti, fumettista e autore della copertina del romanzo (che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere e intervistare).