Stuzzicagente edizione 2012

cucina tradizionale modenese, piazza grande, via gallucci, enogastronomia, rezdora, gnocco fritto, lambruscoSi cerca di tornare alla normalità in questa Emilia che il terremoto non sta risparmiando da sabato notte. Le scosse sono frequenti, qualcuna più forte, la maggior parte impercettibile per chi non è a disgraziata vicinanza. Eppure sentiamo qualcosa. Abbiamo mal di testa, qualcuno la nausea. Non ce lo diciamo, ma siamo tutti all’erta. Tutti con le antenne tese.
Credo che a questo punto sia il momento di recuperare un po’ di senso di normalità e tranquillità, buttandoci con leggerezza in questo primo week-end post-terremoto. Domenica 27 Maggio, dalle 17 in poi, parte la decima edizione dello Stuzzicagente: un itinerario enogastronomico tra la vie del centro storico di Modena, un’occasione per assaporare le specialità più ghiotte in compagnia di amici, passeggiando tra le vie o comodamente seduti a tavola.
Comprato il proprio biglietto, si parte alla scoperta dei vari menù ideati per la manifestazione. La formula è quella collaudata: dall’antipasto al dolce, dai primi piatti ai secondi, bevande e caffè compresi, lo scopo è di gustarli nei vari locali presenti nel centro storico di Modena.
Tre i percorsi da poter scegliere: il menù Rosso, il menù Giallo e il menù Blu. 
Chi sceglie il menù Rosso inaugura con un bicchiere di Bianco o Rosso, versato dal Barbacco, e una tigella farcita con crudo, lardo e parmigiano reggiano della Pizzeria La Piazzetta, per poi continuare con le toscanelle agli ortaggi proposte dal Bar Spritz. Si prosegue degustando il simposio dei Lambruschi, della Compagnia del Taglio, e assaggiando i gustosi sedanini prosciutto e piselli della Trattoria Omer. Si prosegue con un secondo: spiedino di carne ai 5 sensi dell’Osteria i 5 Sensi alla Pomposa, accompagnato dall’intramontabile gnocco fritto della Trattoria Ermes. Per finire in dolcezza troviamo la coppetta al limone o coppetta alla mandorla della Gelida Voglia, e gli assaggi golosi del Cantuccio.
 Il menù Blu stuzzica il palato con una mousse di baccalà all’aceto balsamico, proposta dall’Accademia dei Dissonanti, preceduta da un modenese spritz preparato da Perlage Restaurant&Cafè. Continuano le danze la focaccia genovese del Re di Pane, il Lambrusco di Sorbara Pedroni versato da La Bicicletta, e il primo del Ristorante Pizzeria La Mamma: riso con asparagi. Si passa poi al secondo piatto, il classico e gustoso pollo alla cacciatora preparato dal Ristorante Erba del Re, una piccola pausa con una degustazione di vino del Bar del Palazzo dei Musei, per poi finire il percorso con il mascarpone con scaglie di cioccolato del Caffè del Borgo e il crumble di mele e mirtilli di Bibendum Catering.
Già esauriti i biglietti per il menù Giallo, che propone, invece, un emiliano “bicer ed vein e friteli ed baccalà” del forno La Brisla, e il borlengo tradizionale di Esat, per proseguire con un invitante primo piatto: le penne tricolore di Via Taglio all’ Eat&Drink House. La tagliata di manzo grigliato con salsa di mirtilli e crostino al curry, proposto da Officina della Senape, e gli arrosticini Abruzzesi del Lord Byron saranno annaffiati dalla birra Forum Gallorum-Affligem Rouge scelta dal Goblet birroteca. Concludono “dolcemente” il menù la crostata di ciliegie del Supermercato Sigma, la coppetta Fior di latte e crema della Gelateria&Caffetteria Paradice, e il caffè della Caffetteria Drogheria Giusti.
Entro oggi i biglietti in prevendita presso la sede di Modenamoremio (via Scudari, 12) oppure da Fangareggi Dischi (in Piazzetta Muratori) possono essere comprati a 13 euro. Per chi decide all’ultimo minuto di arrivare in città e vuole percorrere uno dei percorsi enogastronomici proposti, potrà acquistarli il giorno della manifestazione, domenica 27 maggio, a 14 euro presso il gazebo di Modenamoremio in Piazza Pomposa dalle ore 16.30.
Buon appetito.


 

Castelvetro: degustazioni di Lambrusco

centro-storico-2008.jpgIl mio ultimo post a sfondo gastronomico l’ho chiuso confidandovi quale sia il mio vino rosso emiliano preferito. In realtà prima di trasferirmi in Emilia del vino rosso non ne volevo sentire nemmeno l’odore. Io ero quella che beveva solo ed esclusivamente vino bianco, del rosso avevo una pessima considerazione.

Li ho assaggiati tutti i Lambrusco emiliani, e cercando nell’etimologia della parola ho scoperto che Lambrusco viene dal latino Labrùscum o Labrùsca, sottinteso Vitis vite o uva e aggiunta di M eufonica ovvero La vite [l’uva] brusca, che si vuole derivato da Labrum margine, perché le viti si allineavano ai margini o alle estremità dei campi e da Rùscus, nel senso di cosa che punge il palato, da cui la parola Brusco, che viene utilizzata per indicare qualcosa dal sapore asprigno.

Ma come già confidato, il mio vino preferito è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, nella versione amabile.

Frizzantino, corposo, dolce.

Un po’ in ritardo, distratta dal Festival della Filosofia (e ne è valsa la pena), ho saputo che il 19 settembre è iniziata la Sagra dell’uva e del Lambrusco Grasparossa a Castelvetro, ma ci sono tanti altri appuntamenti per rimediare. Appuntamenti che potete scoprire cliccando qui, che farvene un elenco sarebbe a dir poco noioso.

Ci saranno concerti, spettacoli e manifestazioni in giro per il paese.enoteca_regionale_castelveltro.jpg

Ma soprattutto alla modica cifra di € 12,00 ci si potrà prenotare per partecipare ad una degustazione.

Venerdì 25 settembre alle 18.30 tocca proprio al Lambrusco. E per evitare che si torni a casa pericolosamente ubriachi, la degustazione sarà accompagnata da prodotti tipici locali … gnocco e tigelle? Salumi e battuto di lardo? Ai fortunati avventori la gioia di scoprirlo.

Per informazioni e prenotazioni 059/758880 oppure info@castelvetrovita.it

 

I menù del Festival della Filosofia

lambrusco.JPGChe da stasera venerdì 18 settembre a domenica 20 a Modena si terrà il Festival della Filosofia è una cosa che ho già raccontato. Leggendo attentamente il programma ho voluto approfondire la conoscenza degli 8 menù filosofici.

E’ Tullio Gregory a firmare la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Uno che scrive che odia “i cuochi della nouvelle vague, quelli incapaci di attendere alle grandi salse madri, alle lunghe cotture, cuochi che hanno perduto anche la capacità di trinciare in tavola, preferendo portare pallidi frammenti di vivande contornate da indigesti grafismi” merita tutta la mia stima. Tullio Gregory, Professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna. Lui è uno che guarda alla sostanza, e dopo aver letto in cosa consistono i menù filosofici, credo valga la pena di (ri)scoprire sapori, molti dei quali andati perduti.

Molti di questi piatti meritano però una “traduzione”, per evitare di ordinare ad occhi chiusi.crescentine tigelle.jpg

Nel menù della corporazione dei salsicciai e lardaruoli le crescentine (con pesto di lardo) sono dei dischetti di pane tipico dell’appennino modenese, note anche con il nome di tigella.
Il Bensone (col vino bianco) è un dolce antico preparato in modo semplice con un impasto di farina, latte, uova, burro e miele. Anche se questo ultimo ingrediente è stato successivamente sostituito con lo zucchero.
Nel menù la corporazione dei pescatori il dolce proposto è la torta Barozzi che venne creata, col nome di “torta nera“, alla fine del XIX secolo da Eugenio Gollini, il quale nel 1887 aveva aperto una pasticceria nel cuore di Modena. L’originalità della ricetta consiste in una sapiente proporzione di mandorle, cacao e caffè, anche se gli esatti quantitativi ed il preciso metodo di preparazione rimangono tutt’oggi un segreto custodito gelosamente dagli eredi di Gollini.

Il dolce proposto nel menù della corporazione dei friggitori sono i tortelli dolci fritti col savor, dove il savor è una specie di marmellata, un dolce povero che si preparava nella famiglie contadine, con dentro di tutto: bucce di melone e cocomero essiccate al sole e tagliate a listarelle sottili; carote tagliate a dadini; polpa di zucca a “tocchetti”; bucce di agrumi, limoni, cedri, arance, candite. Frutta secca, come gherigli di noce, pinoli e mandorle dolci, ricavate dai noccioli delle albicocche, il tutto tritato fine. Mele, pere volpine, mele cotogne, albicocche-pesche o fichi essiccati al sole e sminuzzati, uvetta passita e ogni altra frutta fresca, a volontà. L’unica volta che ho assaggiato questo dolce, fatto dalle sapienti mani della mamma di una mia collega, sinceramente non ho gradito, ma sono sicura che dipende solo dal fatto che non sono una a cui la frutta piace.Festival filosofia, il filosofo Remo Bodei con il filosofo Tullio Gregory, a sinistra, e il sindaco di Modena Giorgio Pighi al centro.jpg

Ho notato di essermi soffermata molto sui dolci. Sarà che come tutte le femminucce in dieta perenne cado vittima di cali di zucchero e momenti di sconforto dovuti alla mancanza di dolci.

Invece qui trovate tutta la lista completa dei menù e dei ristoranti dove sarà possibile percorrere la strada della filosofia seduti ad una tavola imbandita con in mano l’immancabile bicchiere di Lambrusco. Il mio preferito? Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Amabile.

Ma è noto che io di vini non ne capisca un granchè.

 

 

*la foto che apre il post (in alto a sx) la pubblico per gentile concessione di silvia, che di foto ne fa tante e sono bellissime. non ci credete? cliccare qui per vedere (e commentare). grazie silvia.