Galileo Galilei: la curiosità e la scoperta

marcopaolini.jpg1800 chilometri al minuto. E’ la velocità alla quale gira la terra, quella velocità che noi non percepiamo mentre compie il giro di rivoluzione intorno al sole. E’ con questa premessa che Marco Paolini inizia il suo spettacolo “ITIS Galilei” venerdì 4 febbraio al Teatro Storchi di Modena: due ore in completa solitudine sul palco, a raccontarci di scienza, fisica, astronomia e astrologia senza mai farci annoiare, mantenendo altissima l’attenzione, nonostante l’argomento non sia dei più digeribili.
“Viviamo in un tempo in cui la magia è tornata a governare il futuro. Sarà perché le leggi dell’economia non sono leggi matematiche e contengono una componente di caso molto rilevante, sta di fatto che il nostro mondo cerca consolazione negli astri. E mi stupisce che, 400 anni dopo la consacrazione dell’universo post-rivoluzione copernicana, tutti i giorni molti tra noi consultino le previsioni dell’oroscopo che utilizzano le stelle fisse di Tolomeo. Alla fine non importa se il cielo non è così, perché quello che conta è che ci piace. 
Galileo è usato spesso come simbolo della scienza libera contro la fede integralista, ma in realtà è uno che per campare fa anche oroscopi. Eppure ha la forza di guardare oltre.” [Marco Paolini]Dottor_Stranamore.jpg
Ci racconta del ‘600 Marco Paolini, popolato da uomini come Galilei, Keplero, Campanella, Shakespeare. Galieo è il protagonista di una storia dove la fa da padrone l’ansia di conoscenza e la curiosità di un uomo che ha fatto tante scoperte, ma per paura di morire come Giordano Bruno, ha anche messo in discussione tutta la sua vita e sconfessato le sue idee. Si ride amaramente quando ci si rende conto che a distanza di secoli poche cose sono cambiate in alcuni ambiti della nostra vita: il mondo accademico chiuso nella sua casta che non permette ai giovani di emergere facilmente, il mondo cattolico chiuso nelle sue certezze che impedisce la ricerca e il rinnovamento scientifico.
Marco Paolini è sempre riuscito ad incantarmi con la sua dialettica, con la sua capacità di raccontare cose all’apparenza futili, ma che fanno riflettere, o come in questo spettacolo, cose difficili e anche un po’ complicate in maniera “leggera”. E’ riuscito a trasformare un passo del “Dialogo sopra i massimi sistemi” in una citazione esilarante, declamandolo in “lingua madre”, ma la sua, in veneto.
Mette dentro un sacco di cose in questo spettacolo, da Galileo ad Einstein alla bomba atomica, con quel finale a cavalcioni di una mina, che ha tanto il sapore di un omaggio al Dottor Stranamore di Kubrik.

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