Vota il tuo documentario preferito sulla pagina del ViaEmiliaDocFestival

documentario,cinefestival,cinema indipendente,viaemilia-3 giorni alla fine del concorso. Avete tempo fino al 31 ottobre per votare il vostro documentario preferito sulla pagina del ViaEmiliaDocFest.
Arrivato alla terza edizione, quest’anno il primo Festival Italiano online del cinema documentario promosso da Pulsemedia con la collaborazione del Comune di Reggio Emilia e del Comune di Modena, oltre alla selezione dei documentari presenta anche il progetto Immagini per ricordare, immagini per ripartire, una selezione e proiezione di video e filmati per descrivere il sisma emiliano dello scorso maggio e le sue conseguenze. [ve ne avevo parlato qui].
18 i documentari in concorso che si contendono il primo posto. Al titolo più votato dagli utenti del web viene attribuito il Premio del Pubblico Web, mentre una Giuria qualificata composta da professionisti del settore, quali produttori, registi, autori, critici cinematografici e distributori, assegna il Premio della Giuria ViaEmiliaDocFest. Inoltre una giuria composta dalla redazione di www.cinemaitaliano.info conferirà il Premio cinemaitaliano.info al miglior documentario tra le trenta opere del Festival.
Dal 1 al 4 novembre al Teatro dei Segni (via San Giovanni Bosco 150) si terrà l’evento di ViaEmiliaDocFest in cui si premieranno i vincitori della kermesse e si potranno visionare le opere arrivate in finale.
I documentari sono visibili all’indirizzo viaemiliadocfest.tv, e scorrendoli si scopre che i temi che stanno a cuore ai giovani cineasti sono i temi sociali, in particolare dedicati al lavoro. Come “Padrone Bravo”, che racconta le condizioni degli indiani del Punjab nelle campagne dell’Agro Pontino, tra Latina e provincia, e “A casa non si torna”, un mosaico di esperienze tutte al femminile, di oggi e di ieri, che racconta le difficoltà del vivere quotidiano, in una società disegnata da uomini, ma che al contempo, porta alla luce la volontà di non arrendersi e di vivere la vita felicemente anche attraverso le difficoltà. O “I pesci di guardano”, storie con due punti di vista, dalla notte sul peschereccio, all’alba al mercato passando per volti, gesti, fatiche, pensieri, grida di chi vive pescando e di chi viene pescato.
La rassegna continuerà, oltre che con la proiezione delle cinque opere finaliste, con una selezione di documentari internazionali presentati in anteprima nazionale. Nell’edizione 2012 sono in programma due anteprime nazionali: Modena, Italia near… Bologna di Stefano Cattini e A serious play di Cristiano Regina e Andrea Solieri. Il primo è un tentativo di ricostruire e rappresentare il territorio della provincia modenese affrontando anche il tema del terremoto. Il secondo è la storia di un regista italiano che cerca di dare vita a una compagnia teatrale insieme a un gruppo di giovani serbi incontrati nell’ambito di un progetto internazionale.
Buona visione!

Immagini per ricordare, immagini per ripartire

image_mini.jpgViaEmiliaDocFest, il primo Festival italiano online dedicato al cinema documentario, promosso da Pulsemedia, organizzato da Kaleidoscope Factory in collaborazione con Regione Emilia Romagna, Emilia Romagna Film Commission, Solares-Fondazione delle Arti, Arci Ucca e con gli Assessorati alla Cultura del Comune di Modena e di Reggio Emilia, quest’anno dedica una sezione del festival al terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna.
L’iniziativa Immagini per ricordare, immagini per ripartire si colloca all’interno della terza edizione del festival, in programma dal 1 al 4 novembre al Teatro dei Segni in via S. Giovanni Bosco, 150 a Modena.
Videomakers, registi e tutti gli appassionati di cinema potranno inviare le loro opere per essere giudicate da una giuria di esperti che selezioneranno le produzioni più interessanti da proiettare durante lo svolgimento del ViaEmiliaDocFest 2012. L’obiettivo è quello di dedicare uno spazio di riflessione, attraverso uno sguardo più personale e diretto, ai diversi effetti sulla vita economica, politica e sociale che il terremoto ha causato nel territorio emiliano.
I partecipanti hanno tempo fino al 25 ottobre per raccontare le loro storie e inviare i propri lavori al settore cultura della sede provinciale Arci Modena in via IV Novembre 40/L.

Per informazioni più dettagliate www.arcimodena.org.

La sottile linea mossa

testatasitoestate2012.png“La sottile linea mossa” è il titolo della serata ospitata mercoledì 18 luglio dall’Associazione Fusiorario in cui saranno presentati 6 cortometraggi. Tutti i corti proiettati sono a cura di Voice Off, associazione di filmaker e documentaristi del modenese, in collaborazione con il Festival dei Popoli e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Le storie scelte, a leggerne la trama, sembrano tutte ai confini della società, fra anziane donne alle prese con il tempo apparentemente immobile e bambini sordi che imparano la comunicazione in un mondo per loro muto.
6 piccole storie che racchiudono 6 piccoli mondi ai confini della nostra quotidianità, per immergersi in realtà diverse, spesso invisibili, o di cui ignoriamo l’esistenza.
 Al termine gli autori, presenti alla serata sono disponibili per domane e curiosità sul loro lavoro creativo.
Qui lascio la trama delle 6 piccole, ma interessanti, storie:

La favola del Pennello regia di 
Andreas Kassel, 2008. Tonino Guerra fa un lungo racconto su alcuni grandi artisti come il pittore Giorgio Morandi, il poeta Andrej Tarkovskij e l’artista Andrej Rublev. Sullo sfondo i paesaggi dell’Appennino tosco-emiliano e i suoi ricordi.

Nun me movo 
regia di Cristiano Regina, Sara Regina, 2011. Clementina e Immacolata, due sorelle ottantenni, vivono insieme da sempre a Napoli. La loro quotidianità si riassume in piccoli gesti ripetitivi: cucinare, lavare i panni a mano, cucire. Condividono forzatamente lo stesso spazio, sedute in cucina alla tv o mentre guardano le finestre del palazzo di fronte, in silenzio o raccontandosi i ricordi di una vita. 



Ivan e Loriana 
Regia regia di Stefano Cattini, 2008. A 3 e 4 anni le parole sono già formate, tu le puoi sentire e le puoi riprodurre, anche se non sei capace di comprenderne a fondo il significato. Ma non è per tutti così. I bambini sordi arrivano alla scuola materna “senza suoni”, “senza parole formate”. 



Pančevo_Mrtav Grad 
regia di Antonio Martino, 2007. A Pančevo ha sede il complesso industriale più grande della ex Yugoslavia. Questa città è anche nota per essere la città più inquinata d’Europa. La gente di Pančevo si ammala di cancro ed i bambini affollano l’ospedale per gravi problemi respiratori. Tutto questo però non è bastato a convincere il governo serbo e l’Europa a trovare una soluzione a questo problema. 



Industrial Bay 
regia di Giuseppe Petruzzellis, 2009. Termini Imerese (PA). Una spiaggia coperta di immondizia, incastonata tra ciminiere industriali, popolata da numerosissimi bagnanti. Uno spettacolo inquietante, simbolo del paradossale rapporto tra l’uomo e l’ambiente. 



Vida Loca 
regia di Stefania Andreotti, 2007. Droga, carcere, morte. Tre punti tatuati sulla pelle. Tre alternative obbligate per i pandilleros, i ragazzi delle bande di strada latinoamericane. Spacciano, si drogano, rubano, uccidono, e molti non hanno nemmeno vent’anni. Abbandonati da tutti, ricercati dalla polizia, la loro è una Vida Loca, folle e sregolata, sospesa tra l’illegalità e la morte.

Le proiezioni si terranno in Piazzale Torti dalle 21,30.

 

Doc at home

documentario,rassegna cinematografica,voiceoffNata a Firenze l’autunno scorso, arriva a Modena la rassegna “Doc at home”, la rassegna dedicata al cinema documentaristico dall’ambientazione inedita.
Un ambiente informale come quello di casa, un aperitivo prima della proiezione e la possibilità di discutere delle cose viste dopo la proiezione.
Così la presentano gli organizzatori: “Le sale cinematografiche non danno spazio al cinema documentario? Perfetto, allora saremo noi a ospitarlo nelle nostre case, ambienti caldi ed accoglienti, distanti anni luce dai freddi calcoli economici dei multiplex moderni. Non un nostalgico ritorno al focolare domestico, ma la ricerca necessaria di una dimensione più intima e confidenziale, in cui la visione del documentario è seguita, o preceduta, da una calda tisana o un bicchiere di vino. Un’occasione unica per avvicinarsi al mondo del documentario d’autore e insieme stringere nuove amicizie”.
Le serate si svolgeranno in alcune case private, che possono contenere almeno tra le 25 e le 30 persone ed in cui è possibile installare un video proiettore. All’inizio verrà offerto un piccolo aperitivo e del vino e poi inizierà la proiezione vera e propria con un’introduzione iniziale, mentre alla fine della pellicola, se ci sono le condizioni, ci sarà un mini dibattito.
Per ora “Doc at Home” prevede tre date:

Mercoledì 21 Marzo si inizia con
 “I Am Jesus” di Heloisa Sartorato e Valerie Gudenus: Seguendo tre leader religiosi che credono di essere Gesù, di tre comunità differenti fra loro, una comune di contadini in Siberia, un gruppo di squatter in Inghilterra, un gruppo di sole donne in Brasile, “I am Jesus” si interroga sul bisogno di avere una guida spirituale, sulla necessità di appartenere ad una comunità e l’urgenza di avere risposte sul senso della condizione umana.


Mercoledì 4 Aprile tocca a 
“Dalla testa al cielo” di Debora Scaperrotta, secondo posto nella categoria “Nuovi orizzonti” al prestigioso Festival internazionale del Documentario di Al Jazeera nel Qatar, questo film é stato realizzato nell’ambito del progetto “Azioni di sensibilizzazione contro le discriminazioni” realizzato con il contributo del Fondo Sociale Europeo. Racconta di un uomo che lascia il Marocco, la sua terra in cerca di una dimensione nuova, ma anche di se stesso. 


Mercoledì 18 Aprile ultimo docu-film della rassegna 
“Promessi sposi” di Massimo D’Anol e Martina Parenti protagonisti sono le coppie in procinto di sposarsi, gli impiegati degli uffici matrimoniali dei comuni italiani e un prete di provincia. Ognuno di loro ci restituisce un aspetto del matrimonio: gli uffici, grazie alla molteplicità dei luoghi e alla varietà delle persone, ci raccontano le sfumature di un paese che attraverso il matrimonio si mescola, si consolida, mutua e invisibilmente pone le basi per il suo futuro; mentre le lezioni del corso prematrimoniale di Don Emilio Lonzi educano i credenti alla sacralità del matrimonio, mescolando fede e scienza, liturgia penitenziale e aspetti legali, sacramenti e sessualità.


La prenotazione è obbligatoria e la tessera associativa costa 3 euro.
Coloro che si prenoteranno mandando un e-mail a info@voiceoff.org riceveranno in risposta l’indirizzo della casa dove si svolgerà la serata… che se vorrete potrà essere la vostra!
Per info 
www.voiceoff.org

L’Italia che non si vede

teatro dei segni,black block,documentario,teatro storchi,festa delle donne,se non ora quando“L’Italia che non si vede” è l’invito ad un viaggio fra film, documentari e libri che intendono raccontare l’Italia di oggi, fra fatti di cronaca con le sue sconfitte, le sue profonde contraddizioni ed il desiderio di riscossa. Dal G8 di Genova e i fatti della Scuola Diaz, alle infiltrazioni mafiose al nord al referendum alla Fiat di Mirafiori del 2011. Sono questi alcuni dei temi affrontati attraverso la proiezione di cinque film e la presentazione di quattro libri all’interno della rassegna in programma dal 6 marzo all’8 maggio al Teatro dei Segni e alla Sala Giacomo Ulivi di Modena.
Il primo appuntamento è per Martedì 6 Marzo alle 21 con “Black Block” il documentario  di Carlo Bachschmidt prodotto da Fandango. Lena e Niels arrivano da Amburgo, Chabi da Saragozza, Mina da Parigi, Dan da Londra, Michael da Nizza, Muli da Berlino. Sette storie diverse, accomunate dall’aver condiviso la protesta del G8 di Genova nel 2001 e dal trauma che quei giorni hanno impresso nell’intimo di ciascuno di loro. Carlo A. Bachschmidt, responsabile della segreteria del Genoa Legal Forum, in questo documentario racconta le loro vite. I motivi che li hanno spinti a impegnarsi in politica, la partecipazione alle giornate di luglio 2001, le violenze subite, il rientro a casa, la scelta di ritornare a Genova per testimoniare ai processi costituendosi parte civile e le valutazioni sulle sentenze emesse dopo lunghi anni di attesa.
Il documentario è stato presentato in Concorso nella Sezione Controcampo e ha ottenuto una menzione speciale alla 68ª edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.
La proiezione dei film si svolgerà nella sala del Teatro dei Segni (via San Giovanni Bosco, 150) e l’ingresso è gratuito.

Volevo anche segnalare che Martedì 6 Marzo dalle 10 alle 14 e dalle 16.30 alle 19 alla biglietteria del Teatro Storchi si possono ritirare gli inviti omaggio per lo spettacolo “Non solo donne” di e con l’attrice di cabaret, teatro e televisione Lucia Vasini, che andrà in scena l’8 Marzo, in occasione della festa della donna.
Uno spettacolo che lei stessa descrive come “una rassegna di archetipi femminili in un viaggio dal cabaret al teatro comico per ricercare assieme l’identità delle donne e ritrovare un po’ di serenità all’interno di una società che spesso continua ad essere maschile. Uno spettacolo interattivo, in cui il pubblico presente gioca un ruolo attivo all’interno della performance, una sorta di cabaret terapeutico che ci aiuti a riconoscere le nostre maschere per riuscire a liberarcene o semplicemente per diventarne consapevoli”.
I biglietti sono riservati a dipendenti del Comune e cittadine modenesi.

Fiera di Sant’Antonio Abate a Modena

benedizionedeglianimali.jpg“Per sant’Antànni a pèga chel dànni”. (A sant’Antonio pagano le donne).
Martedì 17 Gennaio, nel giorno dedicato a Sant’Antonio, a Modena si svolgerà la consueta fiera dedicata al santo, e si usa che siano le donne a fare un dono agli uomini. Dono che solo 15 giorni dopo verrà ricambiato, quando si festeggerà, il 31 gennaio, San Geminiano, la festa del Santo Patrono.
520 gli ambulanti che potranno allestire i banchi nel centro storico cittadino in occasione della fiera, in piazza Sant’Agostino, piazzale degli Erri, piazza Grande, via Emilia centro, piazza Muratori, piazza Matteotti, piazza Mazzini, corso Canalchiaro, corso Duomo, corso Canalgrande, via Università, via Castellaro, via Scudari, via Canalino, piazzale San Francesco e calle di Luca. Dalle 8.30 alle 20 il centro città si trasformerà per la festa, e peccato per chi (come me) sarà al lavoro…ma una passeggiata in centro si fa sempre volentieri.
L’ho scritto anche gli altri anni, ma se siete capitati qui per la prima volta, vi racconto come mai anche a Modena si festeggia Sant’Antonio Abate.
La tradizione modenese della festa dedicata al santo deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio. I maiali erano nutriti a spese della comunità e circolavano liberamente nel paese con al collo una campanella, e Sant’Antonio è considerato il protettore degli animali domestici, tanto da essere solitamente raffigurato con accanto proprio un maiale che reca al collo una campanella. Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa benedice gli animali e le stalle ponendoli sotto la protezione del santo. A Modena la benedizione degli animali domestici avviene nella chiesa della Beata Vergine delle Grazie, in via Sant’Agostino.

Al circolo Arci Vibra (via 4 Novembre 40/a) alle ore 21 sarà presentato al pubblico, in prima nazionale, “Rimetti a noi i nostri debiti”, il film sugli “indignati” realizzato da Officine Tolau. Oltre agli autori del documentario, parteciperanno Greta Barbolini (presidente di Arci), Giuditta Pini (segreteria GD Modena), Stefano Bonaccini (segretario regionale PD) e Pippo Civati  (consigliere regionale Pd della Lombardia).
Io l’ho già visto, e ve ne avevo parlato qui virgiliomodena.myblog.it/rimetti-a-noi-i-nostri-debiti.html


 

Rimetti a noi i nostri debiti

indignatos-Uomo-dell-Anno-2011-Time-Occupy-Wall-Street--cut1323875246822.jpgPresentato in anteprima a Bologna il 21 dicembre il documentario “Rimetti a noi i nostri debiti” prodotto dalle Officine Tolau di Modena, racconta qualcosa sul movimento degli “indignati” italiani, partendo da quel 15 ottobre 2011 a Roma, che la televisione italiana ha raccontato solo come devastazioni, violenza e poco altro.
Attraverso voci autorevoli come Loretta Napoleoni, autrice de “Il contagio”, e politici internazionali come l’ex leader di Solidarnosc, Lech Walesa, la protesta sembra essere solo il segno dei tempi, una sorta di tappa “obbligata” che le civiltà contemporanee a rotazione presentano, una protesta insomma già vista e già vissuta.
Ma è quando lasciano andare le immagini dei partecipanti alla manifestazione romana che il senso della protesta diviene più chiaro, acquista spessore. Attraverso le voci di coloro che quella piazza la vivono come luogo di riscatto, come la giovane laureanda di belle speranze e il giovane disoccupato legati dalla disillusione verso il futuro, genitori italiani e stranieri preoccupati per il futuro dei propri figli. Si protesta contro un’economia che privilegia i pochi, che riduce in schiavitù tutti i popoli, come afferma uno degli intervistati: “il cambiamento incominciato in Africa, che finisce in Europa”.
“Fiammata di rivolta o l’inizio di una rivoluzione?”, questa la domanda che chiude i 40 minuti di documentario. Domanda a cui non è facile dare una risposta. Anche se io un’idea me la sono fatta, e sono d’accordo con uno degli intervistati che chiude il documentario che afferma che il movimento sarà anche planetario, ma guardandoli dallo schermo di un pc o attraverso un servizio alla televisione rimane più che altro il sogno, perché da lontano gli ideali per i quali si combatte possono sembrare tutti uguali, ma nella realtà ogni comunità ha i suoi problemi da risolvere, ed è nelle azioni che il movimento si differenzia.
“Rimetti a noi i nostri debiti”, realizzato da tre giornalisti modenesi Stefano Aurighi, Davide Lombardi e  Paolo Tomassone, sarà presentato in prima nazionale a Modena a gennaio 2012, alla presenza del consigliere regionale della Lombardia del PD Pippo Civati e il segretario regionale dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Subito dopo, come avverte il trailer, sarà reperibile online sul sito delle Officine Tolau.

 

Lo Starnuto: la storia di una strana allergia

lo starnuto,allergia,stefano aurighi,video-maker,occupiamo l'emilia,documentarioE’ sempre un piacere leggere un bel libro, ancora meglio se a scriverlo è un modenese (d’adozione, ma è una cosa che gli si può perdonare).
“Lo Starnuto” di Stefano Aurighi (ed. Kappa Vu) è un libro di 159 pagine da leggere tutto d’un fiato. Racconta di una allergia alquanto singolare: un irrefrenabile impulso a starnutire di fronte alle malefatte (piccole e grandi) in cui ognuno di noi si imbatte quotidianamente. Protagonista di questa storia Enrico Waller, un bambino di 10 anni. Non riesce a trattenere starnuti dagli effetti devastanti quando si trova a fronteggiare le bugie dei suoi compagni di classe, la millanteria di sedicenti venditori, la retorica di politici navigati.
Ovviamente all’inizio della storia il piccolo Enrico e la sua famiglia, madre e due fratelli più piccoli, a cui si associa anche il medico di famiglia, ci mettono un po’ a capire cos’è che scatena questa allergia devastante. Fra distruzioni incontrollate e situazioni al limite del ridicolo, alla fine il piccolo Enrico non solo capirà, ma riuscirà a controllare questo suo straordinario potere.
Quando si parla di infanzia si pensa sempre ad un periodo spensierato, fatto di giochi e poco più. Con questa storia lo scrittore vuole dirci che mai come quando siamo bambini riusciamo a vedere la realtà delle cose, lasciando l’ipocrisia e la falsità al mondo dei grandi. Fa venire nostalgia di quel periodo in cui si crede di poter davvero cambiare il mondo, fa riflettere su come crescendo, nel passaggio fra l’infanzia e la maturità, si comprende che cambiare le cose è difficile, ma prendendo consapevolezza delle proprie potenzialità, cambiare le cose diventa possibile. Quello che ad una lettura superficiale può sembrare solo un libro di narrativa per bambini, lascia invece riflettere un po’ sul nostro mondo e fa venire voglia di combattere per qualche ideale.
L’autore Stefano Aurighi è anche un videomaker, ha realizzato con un paio di amici-colleghi una serie di documentari dedicati ai cambiamenti della politica in Italia (di “Occupiamo l’Emilia” ne avevo raccontato un annetto fa). Così ha chiesto ai suoi lettori di cimentarsi invece che nella “solita” recensione, nella realizzazione di una video-recensione. Sul blog dedicato al libro lostarnuto.blogspot.com trovate l’indirizzo a cui inviare la video-recensione. Io la mia l’ho realizzata, anche se mi trovo più a mio agio fra le parole che fra le immagini, e qui lascio la parola all’editore, che ha creduto in questa storia.

 

Giovedì 15 settembre lo scrittore sarà alla Festa del PD a presentare il suo libro alle ore 19 nello spazio “Happy our” in compagnia del giornalista Sergio Gimelli e di Massimo Bonfatti, fumettista e autore della copertina del romanzo (che ho avuto l’onore e il piacere di conoscere e intervistare).


“Occupiamo l’Emilia” conquista il festival

image_mini.pngA Settembre timidamente avevo chiesto loro una intervista. In compagnia di Stefano Aurighi, Paolo Tomassone e Davide Lombardi avevo fatto un viaggio in treno emozionante e interessante, mentre prendevo appunti sulla mia moleskine su quel documentario “Occupiamo l’Emilia” (che è anche un blog) che adesso si è materializzato in un cofanetto DVD + volumetto di accompagnamento contenente: un focus con la partecipazione di Angelo Alessandri, segretario della Lega Nord Emilia, Gianluca Pini, segretario Lega Nord Romagna e il politologo Massimiliano Panarari.
Per chi si fosse perso il mio post, può leggerlo all’indirizzo http://virgiliomodena.myblog.it/archive/2010/09/14/occupiamo-l-emilia.html , ma la quarta di copertina prepara a quella che è la visione:  “Cosa accadrebbe se l’Emilia-Romagna, Regione “rossa” per eccellenza, finisse in mano alla Lega completandone la saldatura con le altre tre locomotive economiche del Paese: Veneto, Lombardia e Piemonte? L’ipotesi non è più solo fantapolitica: alle elezioni regionali dell’aprile 2010 il Carroccio ha superato il 10 per cento in 308 dei 348 comuni della regione. Qualcosa sta cambiando. E questo cambiamento non riguarda solo gli emiliani, ma l’intero Paese. Questo documentario-inchiesta, realizzato da tre giornalisti abituati a lavorare insieme, entra nel cuore di questa metamorfosi, fotografando una situazione che sta sfuggendo di mano al partito che da oltre sessant’anni governa il territorio. 
Un film che sta suscitando l’interesse di studiosi e giornalisti, richiesto in visione anche dagli Stati Uniti, molto attenti a capire la nuova realtà politica italiana.”
Se non siete abituati a comprare sulla fiducia, avrete la possibilità di vedere il docu-film dal 1° aprile al 31 maggio, all’interno della rassegna “Doc in Tour – Documentari in Emilia-Romagna”. Il docu-film è infatti stato selezionato per partecipare alla rassegna cinematografica che vede proiettati  22 film (scritti, prodotti o ambientati in regione), in  31 sale emiliano-romagnole in 28 località dell’Emilia-Romagna. Arrivato alla quinta edizione, il festival nasce dalla consapevolezza che il documentario è un importante strumento di indagine delle dinamiche sociali e in generale del nostro tempo. A metà fra creatività e informazione, è un mezzo di comunicazione innovativo e attuale: racconta e descrive aspetti peculiari della realtà che ci circonda offrendo spunti per una riflessione più profonda.
E qualsiasi sia il colore politico della vostra casacca, anzi, anche se non avete colore politico, una riflessione sulla situazione politica dell’EmiliaRomagna aiuta sicuramente a capire meglio dove viviamo e (forse) dove stiamo andando. Per sapere dove e quando proietteranno “Occupiamo l’Emilia” www.docintour.eu.

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viaemili@docfest2010

logo_viaemilia.jpg30 i documentari che si sono votati on-line fino al 29 settembre in concorso al ViaEmiliaDocFest, il primo Festival Italiano online del cinema documentario promosso da Pulsemedia con la collaborazione del Comune di Reggio Emilia e del Comune di Modena.
Le cinque opere più votate dal web sono state proiettate al Festival che si è tenuto a Reggio Emilia dal 15 al 17 ottobre, e qui sottoposte al giudizio di una giuria qualificata che ne ha decretato il vincitore assegnandogli il “Premio ViaEmiliaDocWeb”.
I trailer dei documentari sono ancora visibili all’indirizzo http://www.viaemiliadocfest.tv/ , e scorrendoli si scopre che i temi che stanno a cuore ai giovani cineasti sono i temi sociali, in particolare dedicati a mafie e immigrazione. Come “La guerra di Mario”, che racconta la vita contro la ‘ndrangheta di Mario Congiusta, padre di Gianluca assassinato a Siderno, e “Onda libera”, sulla carovana contro le mafie in viaggio per l’Italia. O “Jamal va in Europa” e “Niguri”, piccole storie a cavallo tra integrazione e emarginazione. In concorso anche l’ambizioso “Diario del ‘900”, trenta episodi per raccontare un secolo attraverso Sibilla Aleramo, Lev Tolstoj e Kurt Cobain e Toni Maraini e un inedito ritratto di Morando Morandini, il decano dei critici cinematografici italiani, dal titolo “Morando Morandini: non sono che un critico”. Il premio del Pubblico Web 2010 se lo è aggiudicato il documentario “L’Estate spezzata – A 30 anni dalla strage del 2 agosto 1980” di Vittorio Pastanella e Francesca Mozzi.
La prima edizione di ViaEmiliaDocFest si chiude a Modena dal 22 al 24 ottobre 2010, presso la Sala Truffaut (via degli Adelardi – venerdì 22 e sabato 23 ottobre dalle ore 18 – domenica 24 ottobre dalle ore 16).
Venerdì 22 ottobre ci sarà la proiezione del film vincitore del ViaEmili@docfest 2010 “Il suolo minacciato” di Nicola Dall’Olio. Il film, attraverso il montaggio di interviste ad esperti di livello nazionale e internazionale in materia di urbanistica, agricoltura e sostenibilità, intende mostrare quanto sta accadendo al territorio e al paesaggio. Negli ultimi anni, nella pianura padana, migliaia di ettari di suolo agricolo sono andati perduti a causa della dilagante espansione urbana ed infrastrutturale. Il regista tenta, attraverso al sua testimonianza, di accrescere la consapevolezza dell’importanza di preservare una risorsa fondamentale e non rinnovabile come il suolo agricolo, sviluppando un discorso articolato sul tema del consumo di suolo e della dispersione urbana, analizzandone costi e cause per poi proporre modelli alternativi di sviluppo urbano e di governo del territorio, alla luce delle esperienze maturate in altri paesi europei, come la Germania e la Francia, o in piccoli Comuni italiani, come Cassinetta di Lugagnano (MI).
La rassegna continuerà, oltre che con la proiezione delle cinque opere finaliste, con una selezione di documentari internazionali presentati in anteprima nazionale. In particolare il programma è incentrato sul rapporto tra film e documentario e musica. Un viaggio che attraversa generi musicali molto diversi degli ultimi 50 anni, dal beat al rock, alla nuova scena brasiliana che sottolinea come leimmagini possano rappresentare e dialogare con i suoni, a di là di ogni finalità immediata di carattere storico e informativo.