Leggere al tempo dell’I-Pod

libro41.jpgLeggere al tempo dell’I-pod è il titolo di un ciclo di incontri che si terrà in alcune scuole superiori a Modena nella settimana fra il 26 e il 31 ottobre.

Per il secondo anno le sei scuole cittadine collegate alla rete delle biblioteche pubbliche – Corni, Muratori, Selmi, Sigonio, Tassoni, Venturi – festeggiano le giornate internazionali delle biblioteche scolastiche con un progetto comune: si svolgeranno sfide di lettura fra studenti, conferenze, mostre, incontri con l’autore e presentazioni di libri.

Due gli incontri che mi fanno rimpiangere di non frequentare più la scuola. Per l’iniziativa “Scrittori sui banchi” gli studenti avranno l’opportunità di incontrare Niccolò Ammaniti e Carlo Lucarelli che terranno un intervento sul mestiere di scrivere. Due dei miei scrittori preferiti a Modena e io non ho più l’età per poterli incontrare.

Inoltre ci saranno iniziative che coinvolgeranno direttamente i ragazzi. Sarà chiesto agli studenti di leggere e commentare in classe brani a scelta tratti da libri significativi per la propria esperienza di lettori. Tutti i brani presentati verranno poi raccolti in una antologia consultabile in biblioteca. Un’altra iniziativa prevede che i ragazzi scrivano recensioni di libri e le affiggano sulle pareti della scuola insieme a brevi citazioni.leggere al tempo dell'ipod.jpg

Questo tipo di iniziative mi fanno ben sperare per il futuro dei libri e delle biblioteche.

Ho iniziato a leggere a 4 anni, e grazie a mia sorella a quella stessa età già frequentavo la piccola biblioteca di paese. Di cui ho letto tutto quello che una bambina poteva leggere, iniziando dai fumetti in formato gigante delle avventure di Paperinik, passando per le filastrocche di Gianni Rodari, fino alle favole e alle novelle per ragazzi.

Leggere è stato sempre un ottimo passatempo, e la biblioteca un posto dove poter coltivare questa mia inclinazione a costo zero.

A pochi chilometri da qui, a Campogalliano, la biblioteca registra la metà dei residenti fra i suoi iscritti. Tutto questo grazie a iniziative mirate e attenzione anche nei confronti dei lettori di nazionalità diversa.

Sensibilizzare i ragazzi in una età in cui possono ancora avere del tempo per poter arricchire la loro conoscenza e migliorare il loro vocabolario attraverso i libri appare ai miei occhi di lettrice sfegatata una meravigliosa opportunità che spero gli studenti siano capaci di cogliere.

E approfitto di queste pagine per lanciare un appello agli organizzatori: lo so che non sono più una studentessa e non sono voluta diventare insegnante, ma mi invitate ad ascoltare Carlo Lucarelli e Niccolò Ammaniti? Quando mi ricapita un’occasione così per poterli “conoscere” meglio?


 

 

Disfare e rifare: Peppino Impastato ha trovato casa

peppino_impastato.jpgUna quindicina di giorni fa se ne era occupato il mio “collega” di Bergamo. Il sindaco leghista del comune bergamasco di Ponteranica, Cristiano Aldegani, decide di far togliere dalla biblioteca comunale la targa dedicata a Peppino Impastato, il giovane ucciso nel 1978 a soli 30 anni dalla mafia, la mafia che Impastato aveva deciso di combattere apertamente denunciandone affari e quant’altro attraverso mezzi come giornali ed una radio da lui stesso fondata.

Lo sdegno di quel gesto trova eco a livello nazionale, ma il sindaco leghista non torna sui suoi passi.

A fare un passo avanti è il comune di Spilamberto, comune delle Terre dei Castelli, che decide di intitolare la biblioteca del paese al giovane siciliano ucciso a Cinisi nel 1978.

“L’intitolazione – ha spiegato il sindaco di Spilamberto Francesco Lamandini – assume un valore simbolico di risposta civile e democratica alla cultura razzista di chi, rimuovendo una targa, ha offeso la memoria di tutte le vittime della mafia, ed in particolare di un giovane impegnato in politica e nell’informazione, che ha pagato con la vita la sua lotta alla mafia ed alla cultura omertosa. Il nostro obiettivo è non abbassare la guardia, continuare a parlare di questi temi e lottare contro chi, come in questo caso, non comprende la grandezza di chi ha dedicato la sua vita alla lotta contro un sistema mafioso che mina le fondamenta della nostra democrazia”.

Un’intitolazione che ha una valenza simbolica forte e profonda, a cui però non mi sembra sia seguita la giusta visibilità nazionale.

Io personalmente ho imparato chi era Peppino Impastato attraverso il film “I cento passi”, film che mi ha spinta a documentarmi meglio per cercare di capire come si possa morire a 30 anni, uccisi dalla mafia, mentre si cerca di svegliare le coscienze da un torpore fatto di omertà e connivenza. Film che consiglio a chi ancora non conosce la storia di questo ragazzo coraggioso.

Luca aveva chiuso il suo post scrivendo “c’è ancora tempo per cancellare l’errore, speriamo che questo avvenga quanto prima”, credo che questa sia la prova che a certi errori si può rimediare.