I mostri del Duomo di Modena

modena.jpgUna volta avreste potuto ammirarli sul fianco esposto a nord e sul fianco esposto al sud del Duomo, ma se ne rischiava l’integrità. Erroneamente definite “metope” sono lastre in marmo che molto probabilmente all’inizio avevano lo scopo di decorare e mascherare i salienti dei muri che attraversano il tetto della cattedrale. Oggi si possono ammirare al Museo Lapidario di Modena, e al loro posto sono state sistemate delle copie realizzate dallo scultore Arrigo Boccalari. Il loro autore è ignoto, ma è noto a tutti con il nome di “Maestro delle Metope“. La loro particolarità risiede nelle sue figure magiche e misteriose, anche mostruose, dal significato (almeno per alcune) ancora ignoto.
In totale sono 8 e oggi voglio parlarvi di loro, del loro significato e, perché no, invogliarvi a fare un salto a Modena per poterle ammirare.
Le otto metope rappresentano:
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  1. L’ermafrodito rappresenta un uomo bisessuato atteggiato in modo tale da rendere evidenti i due sessi. Descritto come l’essere che “…preferiva le faccende domestiche e adescava i maschi ignari”. Per i modenesi però è la “Potta di Modena”, una certa monna Antonia che nel 1227 aveva già 42 figli
  2. L’uomo dai lunghi capelli raffigurato barbuto e con lunghe chiome, è accovacciato per terra con la gamba sinistra ripiegata sotto il corpo e la gamba destra alzata ad angolo e trattenuta da una mano. Le gambe, ripiegate e contorte, potrebbero alludere ad una deformità che veniva sfruttata da questo essere per far perdere le proprie tracce.
  3. La sirena bicaudata rappresenta una sirena ma con due code. Simbolo di femminilità e di fertilità, una delle due code sembra in realtà un pesce che la donna stringe nella mano sinistra. Infatti nel cristianesimo rappresenta la duplicità della natura umana: bene-male, ragione-istinto)
  4. L’ittiofago (il Mangiatore di pesci) mostra una creatura umanoide il cui aspetto mostruoso è accentuato da un piede equino e da una testa di uccello rapace, squamosa e crestata, rappresentata nell’atto di cibarsi di un pesce. Completa la rappresentazione una enigmatica testa racchiusa da una voluta floreale.
  5. La grande fanciulla si presenta rannicchiata ed appoggiata sul braccio sinistro, mentre la mano destra stringe una propaggine di tralcio. Sembra stare stretta nello spazio assegnatole, a significare un’altezza fuori dal comune. Un’elegante voluta del mantello accompagna il braccio ripiegato sotto la schiena, mentre nei lati brevi del blocco compaiono sulla sinistra un ibis, ed una sfinge col capo rovesciato sulla destra.
  6. La fanciulla e il terzo braccio è rappresentata di tre quarti, seduta sui talloni, con in capo una cuffia lavorata, dietro di essa appare un grande braccio che stringe un cartiglio. In questa scultura sembra esserci un ricordo della religione indiana.gli_antipodi_01.JPG
  7. Gli antipodi due fanciulle vestite con lunghi abiti sono sedute a terra, una di fronte all’altra, ma una delle due ha la testa rivolta verso il basso. Sono identiche, ma speculari, e una porta una lunga treccia e ha alle spalle un uccello che sembra sussurarle qualcosa, mentre l’altra ha i capelli corti coperti da una cuffia, quasi a rappresentare il vizio e la virtù contrapposti fra loro.
  8. L’adolescente con il drago (lo Psillo) un giovane nudo seduto a terra e con la testa lievemente reclinata che stringe nella mani, con tranquilla indifferenza, il collo di un drago raggomitolato su sé stesso.

Questi pregevoli rilievi raffigurano esseri fantastici e mostruosi, ma non sono frutto dell’immaginazione dello scultore. Li ritroviamo descritti nel medievale Liber Monstrorum come abitanti delle più lontane e inesplorate zone della terra. Ne trovo conferma nel libro di Erika Frigieri “Il Duomo di Modena: tra filosofia e storia“: “l’intero Duomo appare come un’enorme mappa mundi, di cui ha in comune non solo i soggetti e le finalità, ma anche la disposizione: le creature mostruose disposte sui muri laterali corrispondono a quelle disposte ai limiti estremi della mappa”.
Spero di avervi invogliato a fare un giro in Piazza Grande per stare a naso all’insù per farvi raccontare una favola antica e meravigliosa scolpita nelle pagine di pietra del Duomo.