Giovedì Grasso in compagnia della famiglia Pavironica

corteo.jpg“Semel in anno licet insanire”! 
(Una volta all’anno è lecito festeggiare).

Una massima che arriva dritta dritta da quella stessa società che ci ha regalato il Carnevale. Nell’antica Roma si festeggiava per giorni e giorni fino allo sfinimento.E il travestirsi è sicuramente un invito ad abbandonare le convenzioni e la normale routine per vivere almeno un giorno in piena libertà.
Con il tempo ho smesso di travestirmi e la festa non mi attrae particolarmente, eppure in tutta Italia ci si prodiga per festeggiare l’evento fra carri allegorici, maschere che impazzano nelle strade, coriandoli, musica ed eccessi.
Per i modenesi l’arrivo del Carnevale significa l’arrivo della Famiglia Pavironica nel giorno del giovedì grasso.
Il capofamiglia Sandrone, maschera del Ducato di Modena, rappresenta il tipo di contadino abbastanza agiato che viveva nel secolo XVIII°, il suo nome è Alessandro e più brevemente Sandrone, il quale per essere stato alunno alla scuola del curato e per aver letto pochi libri che gli erano capitati tra le mani, era montato in superbia. Porta un berretto da notte simile a quello di Fagiolino, di lana rossa o a righe bianche e rosse, che copre i capelli grigi. Indossa una giubba scura e un panciotto a pallini, nonostante l’età è di aspetto ben portante con un faccione bitorzoluto e colorito perché sostenuto dal vino rosso. La maschera rappresenta sia il contadino ignorante, ma anche la furberia e il buon senso, portavoce del popolo più umile e maltrattato, eternamente affamato ma astuto e sempre in cerca di stratagemmi per sbarcare il lunario.
Nel 1840 “prende moglie”, compare cioè anche la figura della moglie Pulonia e ben presto la famiglia si completa con il figlio Sgorghiguelo. sproloquio.JPG
Domani 11 febbraio Sandrone, Pulonia e Sgroghiguelo escono dalla Stazione delle Ferrovie dello Stato (alle ore 14), fingendo l’arrivo del leggendario Bosco di Sotto, residenza abituale del nostro trio, preceduta da una fanfara carnevalesca seguita da altre maschere provinciali, regionali e nazionali.
Scortate da due cocchieri e valletti in divisa del settecento, le maschere sfilano poi per le vie cittadine ( via Galvani, viale Monte Kosica, via Bonasi, Corso Vittorio Emanuele II, via 3 febbraio, piazza Roma, via Farini, via Emilia, viale Martiri della Libertà, viale delle Rimembranze, piazzale San Francesco, corso Canalchiaro, corso Duomo, via Emilia, via Scudari) su di una carrozza ottocentesca trainata da due cavalli.
Terminate le visite ufficiali (alle autorità religiose, civili e militari), finalmente Sandrone appare al balcone municipale con la famiglia e comincia il suo “sproloquio” in dialetto modenese sui più importanti avvenimenti accaduti in città durante l’anno.
“Mudnés éd Mòdna! Mudnés dl’èlta, dla Bàsa e a mèza via, zemiàn scampe a l’influèinza, a-v salùt tòtt quant in masa” (Modenesi di Modena! Modenesi della zona alta, della zona bassa e della zona centrale, geminiani scampati all’influenza, vi saluto tutti quanti insieme – “zemiàn” ovvero “geminiani” è un altro modo per definire i modenesi, dal nome del santo protettore San Geminiano).
Il discorso di Sandrone, rigorosamente in dialetto modenese, si apre sempre allo stesso modo. I contenuti dello sproloquio possono variare di anno in anno, e quest’anno secondo alcune indiscrezioni  la famiglia Pavironica s-parleranno di argomenti, quali la crisi, la viabilità cittadina e provinciale, i parcheggi e … di calcio.
In linea con l’aria di libertà e leggerezza del Carnevale, a Sandrone e alla sua famiglia è permesso esprimere pubblicamente le proprie invettive, con l’interpretazione di un punto di vista ironico e burlone sull’evoluzione dei costumi e sulla società modenese.

(la foto in apertura è di Roby Ferrari)

Giovedì Grasso in compagnia della famiglia Pavironicaultima modifica: 2010-02-10T08:30:00+01:00da admin
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