“La Maialata”

pig.jpgLa Maialata era fino a non molti anni fa un rito diffusissimo nelle campagne padane e non solo. Coincideva, nel periodo autunnale, con la macellazione del maiale che quasi ogni famiglia allevava (o faceva allevare). In dialetto emiliano è chiamato “nimel”. Animale. Perché il maiale in queste terre è l’animale per eccellenza: il “re” della casa e della campagna, nutrito dalla famiglia per tutto l’anno con i resti della tavola rurale e poi ucciso in un giorno che si trasformava in un giorno di festa (a Castelvetro di Modena gli hanno dedicato anche un monumento sistemato in piazza, ma questa è un’altra storia). Un rito violento, quello della macellazione, ma anche solenne, immagine di abbondanza e mai di spreco: perché del porco non si buttava via niente, dal sangue alla carne alle ossa era nutrimento e sostentamento. Nelle Trecentonovelle di Franco Sacchetti, che ho trovato in rete grazie al lavoro di Roberto Giangregorio, molte novelle hanno come protagonista il maiale. Era il cibo più diffuso già nel Medioevo e alla portata di tutti, non solo dei nobili, […] la Valle Padana, famosa per la produzione di ghiande, consentiva l’allevamento su larga scala dei suini, destinati sia al consumo locale sia al rifornimento della capitale e degli eserciti […].
La carne di maiale è molto diffusa nella cucina povera di origine contadina ed è l’ingrediente fondamentale di ricette tradizionali: dalla cassola milanese, preparata con costine, cotenna, piedini di suino, salamini o luganega, verza, carote, sedano e cipolle, vino, alla carne di maiale con la verza, tipica della cucina casereccia del Salento. Anche alcune varietà – di frutta si prestano per accompagnare la carne di maiale: soprattutto prugne e albicocche secche, mele e castagne.
Anche l’attore Marco Paolini in un libro pubblicato qualche anno fa intitolato “Bestiario Veneto”, ha trascritto una bellissima pagina di Mauro Corona che parla del rito dell’uccisione del maiale, rievocando quindi una scena della “nostra” cultura contadina ormai completamente perduta.  
Ed è a questa tradizione antica che si ispira la Maialata che potrete gustare il 20/21 e 27/28 novembre all’Antica Trattoria Ponte Guerro a Spilamberto, sulla Via Modenese (poco lontano dall’uscita di Modena Sud).
Menù a prezzo fisso e cominciando con l’antipasto e gustando anche un primo, verrà servita polenta con salsiccia e funghi, maialino da latte in porchetta, costine al rosmarino “rosticciana”, zampone, cotiche e cotechino con fagiolata (più contorni, sorbetto e caffè).
Solo su prenotazione. (tel. 059/798909 mail: info@ponteguerro.it)

“La Maialata”ultima modifica: 2009-11-20T08:20:00+01:00da admin
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9 pensieri su ““La Maialata”

  1. ah e poi sai cosa mi è venuto in mente (giuro che dopo non ti rompo
    più le scatole) che esiste anche, e questo si è davvero difficile da trovare
    se non acquistandolo direttamente nelle poche cantine che lo producono,
    il Lambrusco Salamino di Santa Croce Bianco! Ma è più una coriosità che
    una prelibatezza perchè il lambrusco da che mondo è mondo è rosso.
    Ciao buon week end. 🙂

  2. il Lambrusco Salamino di S. Croce, per la sua particolare fragranza, sapore vinoso e buona stoffa, è l’ideale accompagnamento degli antipasti a base di salumi e formaggio parmigiano, dei tortellini in brodo ristretto, delle lasagne e della maggior parte dei secondi emiliani.

  3. ciao grazie per la citazione. il maiale è sicuramente l’animale più consumato dell’alto Medioevo basti pensare che le foreste venivano misurate in base alla quantità di maiali che potevano sfamare. Con il basso Medioevo le cose cambiano perchè le foreste diminuiscono (la gente vi si insedia corrodendo man mano la vegetazione) e quelle poche che rimangono sono di proprietà dei ricchi. Ciò porta anche ad una diversa collocazione del maiale, se prima veniva allevato allo stato brado poi sarà costretto ad una forzata stabulazione con conseguenze rilevanti anche sul piano qualitativo della sua carne.

    complimenti per il sito e buona maialata a tutti!

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