Baci e abbracci a Mezzanotte

capodanno,festa di capodanno,concerto di capodanno,musica,emiliamixtape,musica indipendenteEd eccomi arrivata all’ultimo post dell’anno. L’impegno a raccontare qualcosa della città di Modena, iniziato un po’ per gioco e un po’ per scommessa, va avanti ormai da 31 mesi, ed è un’appuntamento a cui non saprei rinunciare. Odio i post di fine anno con bilanci dell’anno passato e buoni propositi per l’anno futuro, quindi faccio quello che mi riesce meglio e vi racconto cosa fare per festeggiare la fine dell’anno, rimanendo in città.
Anche quest’anno in Piazza Grande si festeggia il Capodanno con la manifestazione “Baci e abbracci in città”. A partire dalle 22 si alterneranno sul palco tre band giovanili emiliane “The villains”: “con una frontwoman come i Blondie, ma loro sono più rock e meno pop. […] che cantano in inglese perché il rock’n’roll lo vuole e lo pretende.”. I “Milaserveaitavoli”: “sono cinque teste pensanti che amano la musica in tutte le sue forme, trasformano le emozioni in testi cantautorali e melodie senza paura di contaminazioni, sempre alla ricerca di innovazioni ed originalità per riuscire a suscitare in voi ascoltatori la curiosità di scoprire la vera anima di Mila…” e i “Tange’s time”: “durante i loro concerti è possibile vedere animali aggirarsi su un palco in stile bucolico, in uno spettacolo delirante, ma allo stesso tempo innovativcapodanno,festa di capodanno,concerto di capodanno,musica,emiliamixtape,musica indipendenteo […] E mai ti aspetteresti di sentire canzoni con testi di denuncia sociale vera e propria, come “Frutta”: ascoltare per credere!” [fonte]
Un’esplosione di energia che scalda il pubblico in attesa degli auguri a mezzanotte da parte del sindaco e il concerto dei Modena City Ramblers, che festeggeranno i loro vent’anni di carriera sul palco modenese.
Se invece stare al freddo è una cosa che vi alletta poco, come alternativa si può decidere di attendere il nuovo anno al circolo Vibra per il “Capodanno Popolare” e low cost, in compagnia dei dj di Radio Antenna Uno. Oppure danzare nel nuovo anno al ritmo latinoamericano del Florida. Mentre per gli amanti del liscio alla Polisportiva Modena Est si entra nel nuovo anno danzando sulle note dell’orchestra di Castellina Pasi.
Qualunque sia la colonna sonora con cui salutare questo 2011 e dare il benvenuto all’anno 2012 … Marlene e questo blog vi augurano un buon anno.

 

Rimetti a noi i nostri debiti

indignatos-Uomo-dell-Anno-2011-Time-Occupy-Wall-Street--cut1323875246822.jpgPresentato in anteprima a Bologna il 21 dicembre il documentario “Rimetti a noi i nostri debiti” prodotto dalle Officine Tolau di Modena, racconta qualcosa sul movimento degli “indignati” italiani, partendo da quel 15 ottobre 2011 a Roma, che la televisione italiana ha raccontato solo come devastazioni, violenza e poco altro.
Attraverso voci autorevoli come Loretta Napoleoni, autrice de “Il contagio”, e politici internazionali come l’ex leader di Solidarnosc, Lech Walesa, la protesta sembra essere solo il segno dei tempi, una sorta di tappa “obbligata” che le civiltà contemporanee a rotazione presentano, una protesta insomma già vista e già vissuta.
Ma è quando lasciano andare le immagini dei partecipanti alla manifestazione romana che il senso della protesta diviene più chiaro, acquista spessore. Attraverso le voci di coloro che quella piazza la vivono come luogo di riscatto, come la giovane laureanda di belle speranze e il giovane disoccupato legati dalla disillusione verso il futuro, genitori italiani e stranieri preoccupati per il futuro dei propri figli. Si protesta contro un’economia che privilegia i pochi, che riduce in schiavitù tutti i popoli, come afferma uno degli intervistati: “il cambiamento incominciato in Africa, che finisce in Europa”.
“Fiammata di rivolta o l’inizio di una rivoluzione?”, questa la domanda che chiude i 40 minuti di documentario. Domanda a cui non è facile dare una risposta. Anche se io un’idea me la sono fatta, e sono d’accordo con uno degli intervistati che chiude il documentario che afferma che il movimento sarà anche planetario, ma guardandoli dallo schermo di un pc o attraverso un servizio alla televisione rimane più che altro il sogno, perché da lontano gli ideali per i quali si combatte possono sembrare tutti uguali, ma nella realtà ogni comunità ha i suoi problemi da risolvere, ed è nelle azioni che il movimento si differenzia.
“Rimetti a noi i nostri debiti”, realizzato da tre giornalisti modenesi Stefano Aurighi, Davide Lombardi e  Paolo Tomassone, sarà presentato in prima nazionale a Modena a gennaio 2012, alla presenza del consigliere regionale della Lombardia del PD Pippo Civati e il segretario regionale dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. Subito dopo, come avverte il trailer, sarà reperibile online sul sito delle Officine Tolau.

 

Piccole Band Crescono

piccolebandcrescono.jpgMi sono ritrovata spesso a parlare delle iniziative del Centro Musica di Modena, che dal 1994, collaborando anche la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Modena, diverse associazioni culturali e di categoria del settore musicale, svolge un ruolo di aiuto e sostegno per i giovani che vogliono intraprendere l’attività musicale, come mestiere e non solo come hobby.
Con EmiliaMixTape ha messo a disposizione un palco virtuale dove le band emergenti possono farsi ascoltare e conoscere.
Mentre fisicamente il Centro Musica si è ampliato, affiancando agli spazi già esistenti, come lo sportello informativo e di consulenza, l’auditorium e le sale corsi in Via Due Canali Sud,  il servizio di sale prove Mr. Muzik per gruppi e musicisti (5 sale prove attrezzate) e la sala concerti Off da 120 posti, nella palazzina di via Morandi, 71.
E per il settimo anno hanno organizzato il Festival “Piccole Band crescono”, un concorso riservato ai musicisti fra i 13 e i 15 anni, singoli o che fanno parte di una band.
I ragazzi selezionati avranno la possibilità di partecipare a incontri e lezioni con Alex Class, bassista anche di Irene Grandi e Bugo, un musicista professionista da anni responsabile del progetto, che curerà e arrangerà con i ragazzi i loro brani, inediti o cover, li consiglierà e li supporterà.
La modalità è la stessa degli anni precedenti: saranno selezionati sette progetti musicali che, attraverso un percorso di prove guidate curato da un musicista professionista, preparerà i gruppi a un concerto finale. Per partecipare è sufficiente compilare la scheda che è stata distribuita in tutte le scuole medie e superiori della città, scaricabile anche da internet (www.musicplus.it), e inviarla o consegnarla entro venerdì 27 gennaio al Centro musica, che si trova in via Due Canali sud 3.
Piccoli musicisti modenesi crescono.

 

Buon Natale e Buon Appetito!

tortellini di natale.jpgL’anno scorso nel post di Natale vi avevo lasciato con una promessa, quella di raccontare cosa sono e come vengono utilizzati a Modena la Saba e il Savòr. E quale migliore momento del post natalizio per scrivere di questi due ingredienti semplici e antichi.
La Saba, come riportato da Pellegrino Artusi nell’opera “La scienza in cucina e l’arte del mangiare bene”, è uno “sciroppo d’uva (che) può servire in cucina a diversi usi poiché ha un gusto speciale che si addice in alcuni piatti”.
La Saba è mosto cotto, di uve bianche o rosse, cotto fino a quando la quantità del mosto si sarà ridotta fino ad un terzo della sua quantità iniziale. Si tovano tracce di questo condimento già nei racconti del cuoco romano Apicio.
L’etimologia della parola risale al latino “sàpa” che significa “succo” ed è affine a “sàpor”  
La Saba viene utilizzata per accompagnare formaggi, polenta ai ferri, è un ottimo condimento per fagioli, ceci e castagne, per bagnare dolci, ravioli tortelli e crostate, per insaporire il pane, ma soprattutto per preparare il Savor.
Il Savor è una marmellata, o meglio, una mostarda, ottenuta aggiungendo alla Saba frutta di stagione come pere, mele cotogne, fichi, ma anche frutti estivi essiccati al sole. E‘ un tipico dolce povero, che si preparava nelle famiglie contadine, che si preparava semplicemente con i prodotti che la terra poteva offrire.
E’ perfetto per  le merende, le colazioni, da spalmare sul pane, i formaggi freschi o stagionati e ingrediente indispensabile nella preparazione di vari dolci natalizi.
Uno di questi dolci sono i tortelli di Natale al forno o fritti:  Turtlein d’Nadel al fornen o frett.
Questi dolcetti non hanno la forma tipica a ombelico di Venere, ma assomigliano più a delle mezzelune. L’impasto esterno è farina, zucchero, burro, lievito per dolci, uova. Il ripieno tradizionale il Savòr, ma ci sono anche le varianti con crema di castagne, o crema pasticcera.
Ovviamente non posso scrivere la ricetta di dolci che non ho mai preparato di persona, ma se qualcuno vuole deliziarci, i commenti sono a disposizione.
Buon Natale a tutti.

 

La cima più alta di Modena

aurighistefano.jpgA Modena non ci sono salite. Non ci sono discese. Tutta pianura. I miei amici d’infanzia, quando vengono a trovarmi, mi chiedono: ma se ti metti un cartone sotto al culo, dove vai a scivolare? Sui cavalcavia della tangenziale?


Dove sono cresciuto,  aprivo la finestra della camera e, invece che l’inceneritore di via Scartazza, vedevo due montagne, una a destra e una a sinistra, che si alzavano per più di millecinquecento metri sopra  il mio naso. E oltre quelle montagne, altre montagne, ancora più alte. Un luogo dall’orizzonte strettissimo, in cui lo  sguardo non poteva andare troppo lontano, perché incontrava presto un altura, un rilievo,  una collina. Era tutto fatto di salite. E di discese. Di discese con il cartone sotto al culo per scivolare fin giù verso i prati pianeggianti.


E’ vero, mi sento un po’ Peter, l’amico stordito di Heidi, ma per uno che viene giù dai monti, c’è poco da fare, la prima cosa che nota a Modena è che non ci sono salite. Non ci sono discese.  E’ per questo che a  Modena lo sguardo può correre all’infinito, perché a Modena non c’è l’orizzonte.  E’ tutto sconfinato. Sarebbe piaciuto a Buzzati e ai suoi Tartari, che non si decidevano ad arrivare.


Eppure anche un montanaro, a Modena, si sente a casa propria, perché i modenesi non si sono lasciati scoraggiare (e poi, chissà se gli fregava davvero qualcosa della mancanza delle salite e delle discese) . Quel che non ha fatto la natura, ha fatto il vocabolario, recuperando nello slang geminiano un’espressione che restituisce alla città l’illusione – almeno all’ora di pranzo – di essere la Cortina d’Ampezzo della Pianura Padana. Ma sul serio. Proprio in cucina. 


Chiedete a un modenese dov’è il piatto, o dov’è la bottiglia, o qualunque altra cosa abbia a che fare con il cibo. – E’ in cima al tavolo –, vi risponderà. 


In cima. 


Sulla vetta del tavolo.


Eccolo qui l’orizzonte modenese, la combinazione salite-discese recuperata all’ora di pranzo. La catena montuosa che mancava a dare un senso finito allo spazio. Piatti e posate lassù sull’altipiano della tavola. Minestre e condimenti sulle alture apparecchiate a festa. Torrenti di lambrusco a precipizio giù dalla catena montuosa di gnocco fritto. Valanghe di tigelle a minacciare la pianura della tovaglia a quadrettoni. E i venti impetuosi dei rutti di gioia a fine pranzo a spazzare via tutto ciò che è rimasto sul pianoro sommerso di briciole.


Presto imparerò a scivolare col cartone sotto il culo giù dalle discese del tavolo. Ci sto lavorando. E sarò finalmente un modenese vero. Finalmente anche io in cima al tavolo.

Giornalista, videomaker, scrittore e blogger (un po’ a tempo perso), Stefano Aurighi ha prestato a questo blog la sua penna ironica e leggera per raccontare un po’ di Modena ai modenesi, lui che da questa città è stato adottato. Evito la “solita” presentazione, anche perché conoscendolo so che non sarebbe di suo gradimento. Se questo post vi è piaciuto, così come è piaciuto a me, troverete altre cose qui, qui e qui.

(foto dell’autore)


 

desigER

designER.jpgC’è tempo fino al 09 gennaio 2012 per i designer che vivono, lavorano o studiano in Emilia Romagna, per presentare il proprio prototipo e partecipare al concorso promosso da Giovani d’Arte del Comune di Modena, Modena Fiere e Spazio Progetto, in collaborazione con l’Associazione GA/ER-Giovani Artisti in Emilia Romagna.
Le categorie riservate alle idee e ai prototipi con cui i giovani designer dovranno misurarsi sono: Home (oggetti, arredi, sistemi per vivere e lavorare in casa), Fashion design (interpretazioni originali di clothing, footwear, accessori), Idee in libertà (altri progetti non classificabili nelle altre categorie) … qundi: massima libertà di espressione.
Otre all’opportunità di farsi conoscere, i progetti e i prototipi ritenuti più interessanti saranno esposti nell’ambito di Extraordinarydesign, a Modena Fiere (viale Virgilio) dal 2 al 4 marzo 2012, uno spazio di relazione a cura di Spazio Progetto che, per tutta la durata di Artigiana Italiana (5° Salone della qualità artigiana italiana), ospiterà un ciclo di conferenze sul rapporto tra progettazione e produzione. E non solo, nell’agorà Extraordinarydesign si alterneranno designer e manager provenienti dalle più dinamiche realtà aziendali, scelti per condividere case history e tendenze del momento.
Saranno inoltre prodotti un catalogo specifico, sia cartaceo che digitale e sarà attivata un’intensa pubblicizzazione dell’iniziativa tramite inviti, social network e comunicati stampa.

Tutte le informazioni qui: comune.modena.it/gioarte

 

Il sogno dei presepi

presepi a modena, mostra di presepi, albero di natale, piazza xx settembre, Me l’hanno insegnato in prima elementare che il primo presepe vivente lo ha allestito nel 1223 San Francesco d’Assisi a Greccio.
All’inizio la rappresentazione della natività a tutto tondo era realizzata da artisti famosi, e solo nel XVII secolo iniziò a diffondersi nelle case dei nobili, o sottoforma di “soprammobili” o di vere e proprie cappelle in miniatura.
E poi come dimenticare l’amore per il presepe espressa da Luca Cupiello/Eduardo de Filippo nel secondo atto della commedia “Natale in casa Cupiello”.
Per chi condivide questa passione a Modena fino all’8 gennaio 2012 sarà possibile ammirare 100 presepi provenienti da tutto il mondo.
L’associazione Modenamoremio, in collaborazione con l’Associazione culturale Terrae Novae, ha organizzato la mostra itinerante “Il sogno dei presepi”, rappresentazioni della natività che provengono da tutto il mondo che saranno esposti presso:
– Chiesa di Sant’ Agostino
– Chiesa di San Barnaba, che espone il presepe fotografico di Beppe Zagaglia
– Chiesa di San Giovanni Battista
– Piazza XX settembre
– Mercato coperto di Via Albinelli
– Ingresso piano terra del Palazzo Comunale in Piazza Grande
– Sito Archeologico del Palazzo Comunale, che espone i presepi della scultrice Cristina Roncati.
La particolarità di questi presepi è che sono l’espressione della cultura che li ha realizzati, sono realizzati con i materiali più disparati, ma sono tutti l’interpretazione del Natale cattolico.
Questo fine settimana, quindi, fra un giro nei vari mercatini natalizi allestiti nel centro storico, un giro sul trenino di Natale e una pattinata sul ghiaccio in Piazza XX Settembre, un’occasione in più per calarsi nel miglior clima natalizio.
Ma voi che mi leggete, siete più da presepe o da albero di Natale?

 

Autori in zona: Michela Murgia alla Biblioteca Delfini

incontro con gli autori,ave mary,michela murgia,tutta la vita davanti,paolo virzì,biblioteca delfiniSe vi è piaciuto il film “Tutta la vita davanti” di Virzì, sabato 17 dicembre alle 17 non potete perdere l’occasione di conoscere Michela Murgia, l’autrice del libro da cui è stata tratta la sceneggiatura.
Il libro era quello di esordio, si intitola “Il mondo deve sapere”, e racconta con esilarante drammaticità la realtà degli operatori telemarketing che lavorano all’interno dei call center, sottopagati, sfruttati e bombardati da false promesse di guadagno.
Attraverso quella che, sembra, sia il racconto di un’esperienza diretta della scrittrice, una riflessione sull’Italia del lavoro precario e dei giovani che non riescono a costruirsi un futuro.
Alla Biblioteca Delfini (corso Canalgrande 103) la scrittrice presenterà il suo nuovo lavoro, un saggio dal titolo “Ave Mary” sottotitolo “e la chiesa inventò la donna”, un saggio che parla di religione e di donne, una riflessione sulla figura della donna nella religione cristiana e cattolica, e più in generale nella società. “Dovevo fare i conti con Maria, anche se questo non è un libro sulla Madonna. È un libro su di me, su mia madre, sulle mie amiche e le loro figlie, sulla mia panettiera, la mia maestra e la mia postina. Su tutte le donne che conosco e riconosco. Dentro ci sono le storie di cui siamo figlie e di cui sono figli anche i nostri uomini: quelli che ci vorrebbero belle e silenti, ma soprattutto gli altri. Questo libro è anche per loro, e l’ho scritto con la consapevolezza che da questa storia falsa non esce nessuno se non ci decidiamo a uscirne insieme.” (Michela Murgia)incontro con gli autori,ave mary,michela murgia,tutta la vita davanti,paolo virzì,biblioteca delfini
Niente di teologico o difficile da comprendere: la Murgia parte dalle parole delle sacre scritture ma arriva alle pubblicità-progresso ministeriali, riflette (e fa riflettere) leggendo in una nuova chiave le pagine di cronaca dei giornali, passando fra palestra e lettino del chirurgo estetico.
Per rendere l’idea di quella che è l’analisi della scrittrice, c’è un passo in cui Michela Murgia analizza l’immagine dell’anziano nelle pubblicità, dove viene rappresentato come l’uomo positivo e paterno, mentre la donna anziana è rappresentata negativa e maligna. E suggerisce che le radici di questo pensiero vanno ricercate anche nella Chiesa, dove se per le gerarchie ecclesiastiche l’anzianità è sinonimo di saggezza, “nessuna donna avverte per se stessa la possibilità di invecchiare ispirando autorevolezza”. Alle donne oggi è richiesto di restare eternamente giovani e belle, o di diventarlo. E l’immagine di Maria, perennemente giovane e bella, è la prima icona che trasmette l’idea che la donna così debba essere.
E detto da una donna, che si definisce cattolica e credente, che ha studiato teologia, che è stata animatrice nell’Azione Cattolica direi che l’incontro si preannuncia interessante.

 

Il gusto dello Champagne

prosecco02.jpgQuando ero piccola ricordo che lo “champagne” veniva comprato per gli eventi v.e.r.a.m.e.n.t.e. importanti, mentre lo spumante serviva a festeggiare eventi minori. Più era presente il parentame, più non si poteva fare la figura dei pezzenti e lo champagne era d’obbligo.
Ma che differenza c’è tra Prosecco Spumante e Champagne?
Allora era una questione di prestigio: lo champagne era roba estera, e come tutte el cose estere aveva un gran impatto sulla percezione di noi genti comuni.
In realtà la differenza non è dove vengono prodotti, ma come e con che uva.
Nel caso del Prosecco, l’uva utilizzata è Glera, mentre per lo Champagne si utilizzano uve Pinot e Chardonnay. Per spumantizzare il Prosecco si usa il Metodo Charmat, mentre per lo Champagne, il Metodo Champenois. Le bollicine si formano allo stesso modo, ma cambiano il contenitore in cui avviene la fermentazione ed il tempo in cui i lieviti restano in contatto con il vino. E non vi annoio con altri particolari.
Personalmente preferisco il Prosecco, ma se siete amanti dello Champagne, o siete curiosi di saperne qualcosa in più, martedì 13 dicembre 2011 a Modena si può partecipare a “Il gusto dello Champagne”, organizzato da Slow Food presso Bibendum Catering & Co (via Taglio 61), per gustare 5 Champagne rarissimi.
Un itinerario del gusto alla scoperta delle diverse note che ne compongono il sapore e l’odore. A guidare i partecipanti nel corso di questa esperienza  “multisensoriale” Filippo Marchi, responsabile del vino per la Condotta di Modena, il quale ha anche scelto gli champagne proposti, rigorosamente prodotti da piccoli produttori.
Coloro che aderiranno alla iniziativa avranno inoltre modo di entrare nella cucina Bibendum di Marta Pulini, per assaporare piatti diversi, scelti appositamente sulla base delle caratteristiche organolettiche degli champagne a cui saranno abbinati.
Fra i piatti proposti: crema di zucca con cotechino di Regnani per il Milan Rosè, spedino di sarde su letto di lattughette per il Fleury Brut 1995, maltagliati con baccalà e ceci profumati al rosmarino per il Vilamart Grand Celleir d’or 2005.
La serata è a numero chiuso, per prenotare chiamare direttamente il Bibendum al numero: 059. 235771 oppure scrivere una mail a info@bibendumcatering.it.
Cheers!

 

Terra Madre Day

Slow-food.jpgSlow Food è un’associazione no-profit che in tutto il mondo promuove il ritorno al cibo tradizionale, promuovendo prima di tutto un sistema sostenibile, prodotto su piccola scala e di qualità. Quello che cerca di fare è di evitare che il cibo diventi omogeneo in tutto il mondo, salvaguardando quindi i prodotti tipici e i sapori presenti nelle cucine di tutto il mondo.
Il loro motto è buono, pulito e giusto. “Tre aggettivi che definiscono in modo elementare le caratteristiche che deve avere il cibo. Buono relativamente al senso di piacere derivante dalle qualità organolettiche di un alimento, ma anche alla complessa sfera di sentimenti, ricordi e implicazioni identitarie derivanti dal valore affettivo del cibo; pulito ovvero prodotto nel rispetto degli ecosistemi e dell’ambiente; giusto, che vuol dire conforme ai concetti di giustizia sociale negli ambienti di produzione e di commercializzazione.” [fonte]
L’associazione promuove i suoi principi in tutto il mondo, principi che condivido, considerata anche la qualità e la quantità di prodotti modenesi.
Da tre anni organizzano il Terra Madre Day per ricordare e promuovere i loro principi festeggiano il cibo locale nei villaggi, paesi e città in tutto il mondo.
A Modena le iniziative di Slow Food sono sostenute dalla biblioteca Delfini e dal Museo della Figurina, e il 10 Dicembre festeggeranno il Terra Madre Day con una iniziativa che si terrà a partire dalle 19.15 nel cortile della biblioteca.
L’ingresso è libero e gratuito, ci saranno assaggi di dolci, stufati, zuppe e piatti tipici. Inoltre chiunque può portare un piatto da far assaggiare e condividere con tutti i partecipanti, ma attenzione: deve esserci anche una storia da raccontare.This land.jpg
All’interno della stessa manifestazione al Museo Civico Archeologico Etnologico (v.le Vittorio Veneto 5) alle ore 17 ci sarà l’inaugurazione della mostra “This land is your land” dialogo fra quattro continenti sul tema della Terra.
Sarà presentata la nuova agenda interculturale, e sfogliando le pagine dell’agenda (o visita la mostra) troverà una raccolta di storie condivise che congiungono idealmente Modena e il suo territorio a Congo, Argentina, Albania, Ghana, Marocco, Colombia, Nigeria, Romania, Iran, Turchia, Ucraina in un percorso animato da oggetti, racconti, immagini e filmati di “altre terre” ai quali fanno da contrappunto i materiali delle raccolte del museo.
Una giornata per ricordare che la globalizzazione voluta dalle grandi aziende non porta da nessuna parte, e soffoca le nostre identità.