Vite di quartiere

artegente.jpgC’è un progetto a Modena che si chiama “Vite di quartiere”, lo promuove l’associazione per la diffusione della cultura Artegenti, e per poterne fare parte si ha ancora poco tempo, fino al 10 aprile.
Il concorso è aperto a gruppi di artisti (ogni gruppo deve essere composto da almeno tre artisti rappresentanti di tre discipline diverse), che attraverso forme di espressione a scelta fra scrittura, video, musica, fumetto, fotografia dovranno rappresentare la vita di quartiere:  le storie di vita, gli incontri, il tempo libero, la vita famigliare, lavorativa, notturna…
L’idea di base mi è sembrata valida per cercare di conoscere meglio il quartiere in cui si vive. Si parla sempre di come la vita in città sia qualcosa di impersonale, slegato da quelle che sono le dinamiche di socializzazione che invece si ritrova nei piccoli centri abitati.
La produzione artistica dovrà essere accompagnata da una descrizione della metodologia del lavoro di gruppo: la ricerca del tema, le fasi creative, i contatti con le persone e le istituzioni.
L’iscrizione è gratuita e avviene compilando la “Scheda di iscrizione” reperibile sul sito www.artegenti.it, da inviare all’indirizzo info@artegenti.it .
Gli artisti solisti che vorranno partecipare al progetto saranno aiutati da Artegenti nella formazione del gruppo. Sono previsti incontri con le istituzioni e le associazioni presenti in zona per favorire la conoscenza, da parte dei partecipanti, delle “vite” del quartiere.
I quartieri di Modena scelti per questo esperimento sono Buon Pastore e Sant’Agnese.
Una commissione composta da uno scrittore, uno scrittore, un fumettista, un fotografo, un musicista, un videomaker, un membro di ARTEGENTI e un rappresentante della Circoscrizione n.3, avrà il compito di valutare la qualità e la rispondenza delle opere alle linee guida del progetto (che potete trovare sul sito dell’associazione). Le opere dei gruppi selezionati diventeranno un libro, un dvd e un cd (a seconda del mezzo utilizzato).
E per tutti ci sarà la pubblicazione sul sito di Artegenti.

[Ricevo e pubblico volentieri.]

Stradanove. E’ ancora Emilia.

stradanove.jpgChi mi segue da più tempo ha forse notato che non parlo mai di quello che in città non funziona o potrebbe essere migliorato. Non perché Modena sia una città perfetta, ma preferisco lasciare critiche e lamentele a chi ha voglia di sfogarsi o vuole rivendicare questo e quello. A me piace parlare di quello che funziona in città, di quello che la città riesce a dare ai suoi cittadini, anche perché credo che la perfezione non esiste.
Modena è una città attenta all’informazione on-line. Il sito del Comune (http://www.comune.modena.it/) è facile da consultare, c’è la possibilità di iscriversi al sito e ricevere una newsletter periodica su molteplici argomenti e consulenze on-line, è pieno di informazioni utili e soprattutto è sempre aggiornato.
Ma il Comune ha “sdoppiato” la sua natura istituzionale e ha creato Stradanove, il portale web dell’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Modena, rivolto esclusivamente ai giovani. Fornisce consulenza on-line su tematiche quali: la sessualità, la sicurezza stradale, le nuove forme di tossicodipendenza, attraverso un sistema del tutto anonimo. I giovani interessati possono inviare le loro domande e avere una risposta da un gruppo di esperti di cui si avvale la redazione.
Vengono segnalati concorsi letterari, cinematografici, fotografici e artistici.link4.jpg
Senza trascurare il divertimento e l’intrattenimento. Oltre al link “I luoghi per i giovani”, a gennaio è nato il blog di stradanove che informa degli eventi in città che si svolgono nel week-end, e permette ai ragazzi di partecipare commentando i post che vengono periodicamente pubblicati. Ed è qui che ho trovato la spiegazione della scelta del nome, nel primo post del nuovo blog: “all’ombra della modenesissima torre campanaria c’è una “nona strada”, la Via Emilia che dalla Romagna giunge fino al capoluogo lombardo, qui burlesca scacchiera bicolor forte dei suoi spazi di svago, di cultura, d’intrattenimento e di buon umore”.
A Marzo è stato segnalato come sito della settimana dal portale di news, eventi e idee sulla Comunicazione “Comunicatori pubblici” (http://www.comunicatoripubblici.it/), cito un pezzetto della motivazione: “Un sito per i giovani che finalmente non sembra scritto da chi i giovani proprio non li conosce e che riesce quindi ad affrontare i temi di attualità come l’entrata in vigore dal 7 aprile a Modena del divieto di vendita di alcolici ai minori di 16 anni e la possibilità di verificare con l’etilometro online fornito direttamente dal sito il livello di alcol nel sangue. Non solo, sull’argomento è possibile scrivere anche a un esperto che è disponibile ad ascoltare coloro che hanno vissuto una brutta esperienza in tema di incidenti stradali.”
E credo sia una bella soddisfazione per chi si impegna per fornire un servizio ai giovani cittadini modenesi.

Modena e la splendida provincia

carpi_-_modena.jpgSembra che la primavera con il suo carico di luce e caldo sia finalmente arrivata. E allora perché non approfittarne per uscire un po’ dalla città ed esplorare i dintorni. Sabato 27 e domenica 28 marzo si svolge contemporaneamente in tutte le regioni italiane la 18a edizione della Giornata FAI di Primavera.
È il momento dell’anno in cui il FAI – Fondo Ambiente Italiano incontra gli italiani, offrendo scenari meravigliosi e sorprendenti. Ed è una grande e ormai tradizionale festa popolare ambientata quest’anno in 590 siti particolari, spesso inaccessibili e segreti, eccezionalmente a disposizione del pubblico. Palazzi, castelli, chiese, giardini, conventi, biblioteche, aree archeologiche, teatri e persino paesaggi da attraversare in bicicletta o sorvolare col parapendio: tante esperienze e tanti linguaggi diversi, tutti legati tra loro dalla bellezza e dalla storia dei nostri territori familiari collettivi.
Le visite guidate organizzate dal FAI a Modena quest’anno riguardano la Ex Sinagoga di Carpi e il Museo Diocesano d’Arte Sacra “Cardinale Rodolfo Pio di Savoia”, Chiesa di S. Ignazio di Loyola sempre a Carpi, come accompagnatori di Apprendisti Ciceroni®: Liceo Classico “L. A. Muratori” di Modena e gli Apprendisti Ciceroni®: Liceo Classico “San Carlo” di Modena.
La Sinagoga di Carpi fu costruita nel 1722, subito dopo l’istituzione del ghetto, prima nascosta all’esterno, ebbe allora una facciata neoclassica, con portale monumentale e finestre ornate di cornici di cotto. All’interno, una scala di marmo a gradini concavi porta alla vasta sala di preghiera, decorata con stucchi, dorature e fregi monocromi, opera degli artisti modenesi Venturi e Manzini. Il tabernacolo è a colonne corinzie scanalate e timpano circolare. Sulla parete opposta si apre il matroneo. Chiusa al culto nel 1907 e smantellata nel 1922, è stata restaurata e riaperta al pubblico nel 2009. Oggi è sede della Fondazione ex Campo Fossoli.
La Chiesa di S.Ignazio di Loyola venne costruita nel 1670 e inaugurata nel 1682 dai Gesuiti che erano presenti a Carpi dal 1622. Il progetto è del modenese Carlo Antonio Loraghi, allievo di Bartolomeo Avanzini, architetto ducale. E’ sede prestigiosa per monumentalità architettonica di epoca barocca del Museo Diocesano. Il materiale presentato proviene da chiese della città e della diocesi e costituisce una selezione di opere significative per il loro messaggio pastorale e didascalico. Fanno parte dell’esposizione arredi e suppellettili sacre, argenterie dal XVI al XX secolo, dipinti di pregio, incisioni, sculture, tessuti, scagliole. Da maggio 2009 è presente presso il museo anche il gonfalone della Confraternita di San Bernardino da Siena.
Le visite sono gratuite (come mi piace sempre ricordare e sottolineare), anche se è gradita un’offerta. Credo anche che sia un’ottima occasione per visitare i meravigliosi monumenti sparsi in provincia, e di mettere da parte campanilismi e vecchi rancori.

Fotografia di giovani artisti

fotografie-appassionati-fotografi.jpgSpesso mi dico che faccio troppe cose e nessuna fatta bene. Sembra che la mia natura instabile e insoddisfatta non riesca a mutare, né a prendersi una pausa.
Lo scrivere è una mania che mi insegue fin da bambina, quando invece di dire le cose le scrivevo e le lasciavo di notte sul comodino di mamma o sul tavolo in cucina, in modo da lasciare informazioni su di me, ma senza la mia presenza.
Un’altra passione, questa ereditata sicuramente da mio padre, è la fotografia. Non sono fotografa di professione, e non credo nemmeno di averne le capacità, di certo mi manca la perseveranza e la costanza, fatto sta che mi diletto nell’immortalare particolari e cose che catturano la mia attenzione. Foto che potete vedere pubblicate qui: http://www.flickr.com/photos/lastanzadimarlene/
Sicuramente non tanto da poter partecipare al concorso fotografico promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, rivolto ad artisti italiani, ma con un occhio di “riguardo” agli artisti emiliano-romagnoli.
I concorsi in realtà sono due:  lo Special Italia è rivolto ad artisti residenti nel territorio nazionale di età tra i 20 e i 35 anni, mentre Special Emilia-Romagna è dedicato ad artisti residenti in Emilia Romagna di età tra i 18 e i 30 anni. Tutti i partecipanti devono avere una comprovata esperienza in campo espositivo.
Ad ogni candidato è richiesta la presentazione di un progetto inedito, in forma di serie fotografica, video, film o videoinstallazione. Per partecipare ai due concorsi è necessario inviare entro il 31 maggio 2010 alla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena il proprio curriculum, una selezione di immagini in formato cartaceo, un dvd in caso di video e film, una presentazione del proprio lavoro e gli appositi moduli di adesione compilati.
Al termine del processo di selezione, i lavori inediti di quattro giovani artisti (tre per il bando Special Italia e uno per Special Emilia-Romagna) entrano a far parte della collezione di fotografia italiana contemporanea della Fondazione, e vengono presentati al pubblico presso l’ex ospedale Sant’Agostino di Modena all’interno del programma di esposizioni 2010/2011.
Il mio è solo un passatempo, ma per chi vuole maggiori informazioni:
Fondazione Fotografia, progetto della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
tel 059.239888
info@mostre.fondazione-crmo.it

Il verde in città

primo piano.jpgCosa c’è di meglio in queste giornate primaverili che si allungano, lasciando più spazio al giorno, e si riscaldano che una bella passeggiata nel verde?
Modena è una di quelle città in cui non si sente molto la pressione del cemento e dell’asfalto, e a due passi dal centro ci sono parchi e spazi verdi per rilassarsi, fare jogging e respirare aria che non sappia troppo di smog.
Senza dimenticare che Modena era un Ducato, e i ricchi sapevano come spassarsela, e un bel parco c’è anche all’interno della città: il parco Ducale Estense.
Vi si accede da Corso Canalgrande, dal viale Caduti in Guerra e da Corso Vittorio Emanuele.
E’ formato da un giardino misto, parte ad aiuole parte a boschetto, con labirinti, un laghetto asimmetrico e percorsi irregolari a simulazione di una zona ‘naturale’.
Come risulta dai documenti dell’epoca, già nella seconda metà del XVI secolo esisteva un piccolo giardino nei pressi del castello trecentesco, residenza modenese degli Estensi, duchi di Ferrara, Modena e Reggio. 
Nel 1598, dopo la devoluzione di Ferrara alla Santa Sede e il conseguente trasferimento della capitale a Modena, il duca Cesare dispone l’ampliamento e l’abbellimento del giardino. Con i suoi successori si assiste ad un’ulteriore estensione degli spazi verdi che vengono utilizzati come scenografie per spettacoli e balli.
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E’ all’architetto Girolamo Rinaldi che si deve la sistemazione del parco così come lo possiamo ammirare oggi ed è nel 1634 che il Duca ordina l’erezione di un Casino, come luogo di divertimento per la corte, al Sovrintendente alle Fabbriche Ducali, forse Gaspare Vigarani. La Palazzina ducale è l’elemento di spicco, ed oggi accoglie le esposizioni realizzate dalla Galleria Civica su temi d’arte contemporanea.
Nel 1739 Francesco III dona i giardini alla cittadinanza, dichiarandoli pubblici.
Adesso ospitano anche un area gioco per bambini da 0 ad 8 anni e area a tema “Piccolo Principe”, area giostra gestita da privati, e nel laghetto vivono anatre e cigni.
D’estate è teatro di manifestazioni e concerti.
Il giardino Ducale Estense confina con l’Orto Botanico, ma questa è una storia che racconterò un’altra volta.

Modena in fiore

fiori.jpgE la Terra ha girato nuovamente sul suo asse, e domenica 21 Marzo entriamo nella mia stagione preferita, la Primavera.
Da PRIMUS primo e VER che sta per VESER, la radice della parola sembra sia VAS-, che in sascrito significa ardere, splendere e alla quale ricollegasi il latino Vesta la dea del focolare domestico. La stagione splendida ha ispirato musiche: la Primavera è uno dei movimenti delle Quattro stagioni di Vivaldi, pittori: è una delle opere più celebri del Botticelli e scultori: è una delle statue allegorica più belle di Benedetto Antelami.
Sarà che in questo periodo si incomincia a svestirsi, le giornate si allungano, e il cielo è illuminato dal sole che riscalda e ispira, ci si sente improvvisamente più attivi e sereni. O almeno è quello che mi capita.
Questo fine settimana, se la pioggia prevista non arriva o ci regala un po’ di tregua, consiglio una visita all’ottava edizione di Modena in Fiore.
In zona Pomposa dalle 9 alle 19.30 sabato 20 e domenica 21 Marzo torna la mostra mercato di fiori, piante e articoli per il giardinaggio.
In piazza Pomposa, via Taglio e via del Voltone saranno protagoniste le piante e i fiori, in piazza Mazzini ci saranno bancarelle di prodotti alimentari, in via Cardinal Morone, largo Muratori e piazza Matteotti l’artigianato artistico e in via Taglio i produttori del mercato Biopomposa con frutta, verdura, confetture e cosmetici derivati da materie prime biologiche.
Vedere le antiche strade di Modena invase dai colori e dai profumi della natura è un ottimo modo per festeggiare la stagione più romantica dell’anno.
Buona Primavera a tutti!

I monologhi della vagina

Vagina.Monologues.Marquee.jpgIl mese di Marzo continua nel segno del rosa al Teatro Tenda di Modena. Per chi si fosse perso lo spettacolo di lunedì, stasera 17 marzo alle 21 torna in scena lo spettacolo “I monologhi della vagina”.
Eve Ensler scrisse la prima bozza dei Monologhi nel 1996, dopo aver intervistato 200 donne sulle loro idee sul sesso, relazioni, e violenza contro le donne. Le interviste cominciarono come conversazioni casuali con amici della Ensler, ed in seguito giunsero a comprendere anche racconti di terze persone.
Dalla prima stesura dove la sessualità era l’argomento portante, secondo la stessa autrice  è nel 1998 che il significato dell’opera cambiò e, da celebrazione delle vagine e della femminilità, divenne la nascita di un movimento contro la violenza sulle donne.
L’opera è costituita da un numero variabile di monologhi letti da diverse donne. Ogni monologo è collegato alla vagina, attraverso diversi temi: sesso, stupro, amore, mestruazioni, mutilazione, masturbazione, nascita, orgasmo e così via. Ogni anno viene aggiunto un nuovo monologo per sensibilizzare le persone sui problemi che le donne affrontano in tutto il mondo. Nel 2003 per esempio, è stato aggiunto un monologo riguardo alla situazione delle donne in Afghanistan.
E potevo non avere una inviata in prima linea? Francesca Barbieri, modenese doc, ad un corso sul marketing non convenzionale ha conosciuto una regista dei Monologhi della Vagina che l’ha coinvolta nel progetto per caso, per sostituire un’attrice rinunciataria. Le ho chiesto cosa l’aveva spinta ad accettare, e lei mi ha raccontato che conoscendo già l’opera e avendo già assistito alla trasposizione modenese di qualche anno fa, ha voluto dare il suo contributo per “diffondere il verbo e far divertire, ma al tempo stesso, far riflettere altre persone. Inoltre ho deciso di partecipare per una giusta causa: il biglietto costa 10 euro e l’intero ricavato delle serate verrà devoluto all’associazione V-day (www.vday.org) e a progetti locali di contrasto alla violenza contro le donne.”
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Cosa mi ha detto per convincermi(ci) ad andarlo a vedere? “Lo spettacolo di Modena è curato da volenterose registe della zona che in questi ultimi mesi hanno indirizzato noi attrici (per lo più non professioniste) nell’interpretazione del monologo. Trovo che questo spettacolo possa aiutare qualunque donna ad acquisire consapevolezza di sé, ad apprezzare di più il proprio corpo e il proprio sesso, e, perché no, ad amarsi un po’ di più.”
Lasciamo gli ometti a casa? “E’ sicuramente un originale punto di vista per gli uomini, che avranno modo di riflettere su cosa può significare essere donna, ridendo insieme a loro nel sentirle raccontare il loro mondo”.
Non avete più scuse: non perdetevi lo spettacolo di stasera.

I “Calzagatti”

maniinpasta.jpgLa mia conoscenza della città di Modena continua giorno dopo giorno attraverso le pagine di questo blog. Nel piacere di raccontarla a chi passa di qua per caso e a chi invece viene a leggermi per abitudine, sono riuscita anche io in fondo a conoscerla meglio, ad apprezzarne la vivacità culturale e le opportunità di svago.
Ma si sa: il modo migliore per conoscere la cultura di un luogo passa dalla tavola, e io ho “scoperto” una ricetta dal nome curioso e suggestivo, che voglio condividere con tutti.
Spesso ho parlato di cucina, e anche di dolci, ma questa non la conoscevo nemmeno io.
I calzagatti sono una preparazione esclusiva di queste parti, non so perchè si chiamano così, e non sono riuscita a trovare notizie in tempo utile per questo post (quindi ogni suggerimento nei commenti è ben accetto). L’unica cosa (banale) che ipotizzo è che forse è un piatto che ai gatti non piace. A seconda della zona modenese in cui vengono preparati prendono anche il nome di paparocia, malfatti, malfet, nomi che mettono in luce la loro natura contadina, dalla preparazione semplice. Facili da fare ma impegnativi da digerire, considerato che i componenti fondamentali sono polenta e fagioli. E la leggenda vuole che questo piatto sia stato inventato per caso, quando a una “rezdora” maldestra caddero per sbaglio i fagioli nel paiolo della polenta. La ricetta completa la trovate cliccando qui (non posso pubblicarla per ovvie ragioni, e poi non avendola mai provata non mi piace parlare di cose che non conosco).
Cito: “Il bello di questo piatto è che si può mangiare sia dolce – con la marmellata di prugne o con lo zucchero – che salato, con la cipolla, con l’insalata di pomodori, conditi con la salsiccia in umido, con il formaggio o il prosciutto.
I calzagatti si possono anche mangiare senza essere fritti, semplicemente freddi e tagliati a pezzi. In questo caso vanno comunque lasciati riposare per qualche ora perchè si raffreddino e si compattino.”
La primavera sembra alle porte, e questo piatto mi ispira serate fredde passate in casa davanti al camino. La segno qui per tenerla buona per il prossimo inverno.

Buk – Il festival della piccola editoria

Reading.jpgChe voi siate aspiranti scrittori o fervidi e appassionati lettori questo fine settimana è tutto dedicato a voi. Sabato 13 e Domenica 14 Marzo si conclude BUK – Il festival dell’editoria con un programma tutto da seguire (e che a volte fa venire voglia di avere il dono dell’ubiquità).
Ospite d’onore di questa terza edizione sarà il poeta John Giorno, che incontrerà il pubblico sabato 13 marzo per discutere di “Poesia scritta e poesia detta” e condurrà un atelier di poesia. Poeta statunitense di origini italiane, protagonista negli anni ’70 e ’80 della New York frequentata da Warhol, Haring e Burroughs, Giorno è una delle voci più innovative della poesia del ventesimo secolo.
Tra gli ospiti della manifestazione, anche lo scrittore spagnolo Sabas Martin (per la prima volta tradotto in Italia), la cantante Susanna Parigi, considerata la migliore interprete del cosiddetto “pop letterario”, la sceneggiatrice e scrittrice Rita Charbonnier, il cantautore Massimo Bubola, il giornalista di “Repubblica” Michele Smargiassi e lo statunitense Dirk Hamilton, che concludera’ con un concerto la kermesse letteraria.
Fra gli editori presenti alla manifestazione volevo segnalare una piccola casa editrice di Modena, la Damster Edizioni che, per chi apprezza la letteratura erotica, sabato 12 Marzo alle 18.30 presso la sala Montanelli del Foro Boario annuncerà il vincitore del concorso Oxè Awards. Mentre Domenica 14 sempre nella stessa sala presenterà il libro “Penne alla Bolognese”: Cosa succede se un gruppo di scrittori bolognese decide di mettersi alla prova e raccogliere il proprio materiale per realizzare un libro? Cosa succede in un locale del centro storico risalente al 1600, permeato di storia,  cultura e leggende? Cosa succede se  questo ambiente conviviale, attraversato dai profumi di cibo e di vino, ospita questo gruppo di scrittori? Cosa succede? L’inevitabile. Questo luogo diventa il fil rouge che collega tutti i materiali elaborati dagli scrittori e fa da sfondo a questa esperienza letteraria originale e innovativa.the-reader-nudity.jpg
Per una come me che ama scrivere capita spesso di “inciampare” in rete in editori che promuovono concorsi letterari alla ricerca di nuovi scrittori. E questo in particolare mi è piaciuto per il filo diretto che instaura con gli scrittori (o aspiranti tali) che gli inviano il materiale, rispondendo direttamente sul sito e pubblicando lo stato dei lavori in corso, e soprattutto non chiede contributi economici, come invece mi è accaduto spesso con altri “editori”.
Chiudo con una piccola curiosità. L’evento si chiama BUK dal suono della parola libro in inglese, in versione italianizzata.

A buon intenditor…poche parole

museodellafigurina.jpgPer noi blogger trovare sempre nuove espressioni per raccontare qualcosa che ci accade o uno stato d’animo che proviamo è una sfida fra la nostra creatività e le potenzialità della lingua italiana.
Anche se sono sicura che nel parlare, per farci capire più velocemente, per comodità, o semplicemente per sedimentazione dall’infanzia, ogn’uno di noi ha spesso pescato dal patrimonio comune dei proverbi. E attenzione: non confondete il proverbio con il luogo comune, la frase fatta, perchè il proverbio oltre ad essere una frase preconfezionata, conosciuta ai più, cela al suo interno un sapere, una verità che deriva dalla saggezza popolare, un patrimonio culturale da preservare, che arriva dritto dritto da epoche passate, da quello che eravamo.
Un viaggio tra i più noti proverbi, giochi di parole e modi di dire italiani e francesi che tanto frequentemente sono stati raffigurati nelle figurine dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi del Novecento viene proposto dalla mostra “A buon intenditor… poche parole! Proverbi, modi di dire e giochi di parole in figurina”, inaugurata il 5 marzo al Museo della Figurina di Modena, e che rimarrà aperta fino al 2 maggio (per informazioni cliccate qui)
La mostra propone circa 200 figurine che consentono di riscoprire una saggezza popolare che si affida ad un linguaggio intuitivo e facile da memorizzare, anche grazie alla forma metrica o alla prosa ritmata. Privi di autore e spesso oscuri nelle loro origini, i proverbi sembrano appartenere a tutte le epoche. Reperti e documenti non mancano: dalle tavolette d’argilla ritrovate in Mesopotamia alle raccolte di carattere religioso dell’Antico Egitto, dal Libro dei Proverbi della Bibbia alle citazioni del Corano, dalle favole greche alle commedie romane. Solo alla fine del XVI secolo compare il primo repertorio di proverbi tratti da fonti orali e, dopo numerose raccolte locali, comparate e ragionate, nasce a Urbino nel 1968, l'”Atlante paremiologico italiano”. (la paremiologia è lo scienza che studia i proverbi).
Spesso mi capita di rispondere citando un proverbio, sentendomi spesso stupida o, peggio, banale, o addirittura vecchia. Ma sono sicura che sarà bello ammirare dei pezzi così particolari del nostri passato.