Modena e l’arte delle rotonde

ara romana modena.JPGModena è un fiorire di rotonde ad ogni incrocio. Dove prima sorgevano impianti semaforici snervanti, dalle attese stagionali, e anche un po’ dispendiosi in tutto il loro abbagliante luccicore (soprattutto di notte dopo qualche birra di troppo) adesso basta mancare qualche settimana e a quell’incrocio attraversato migliaia di volte invece della solita coda al semaforo, ti ci ritrovi una rotonda a incasinare il traffico. Perché diciamocelo: all’ora di punta non sarà certo un nastro di asfalto che gira a smaltire più velocemente centinaia di macchine concentrate in un unico ombelico stradale.

Diverso il caso della rotonda costruita dove la via Emilia si incrocia con la Nuova Estense. Qui la rotonda è un progetto a due piani che è costato anni di lavori e l’arricchimento del vocabolario modenese di nuove e colorite espressioni coniate mentre impilati e imprigionati in macchina si procedeva a passo d’uomo in un cantiere a cielo aperto.

Questa rotonda non è sbucata dal nulla, e per mia personale esperienza me ne sono goduta la realizzazione giorno dopo giorno (come nel peggiore dei reality) considerato che era una tappa obbligata per raggiungere l’ufficio in cui lavoravo.

Poi la svolta, un cambio di sede, e quel mostro di viabilità non mi tocca attraversarlo per un paio di anni, fino ad oggi.

I lavori sono ormai completati, e come in tutte le rotonde che si rispettano è comparso anche l’elemento decorativo (argomento che approfondirò in altre occasioni).

Mi scuso per la scarsa qualità della foto, ma non ho potuto fare a meno di rimanere a bocca aperta: un altare in stile romano in piena regola.

E stasera mi sono documentata. Le notizie sono scarse, ma credo di avere “scoperto” da dove sbuca fuori. Non è, come ho creduto sul momento, una copia o un’opera di “modernariato” ispirata all’antica Roma. E’ una vera ara di duemila anni fa, ritrovata nel 2007 durante i lavori di scavo per realizzare il tratto di strada interrato. Dall’iscrizione si evince che il monumento sia stato eretto, quand’era ancora in vita, da una liberta di origine greca, Vetilia Caia Egloge, che lo volle per sé, per il suo patrono Lucio Valerio Costante, decurione di Mutina, e per suo figlio, un liberto che ricopriva la carica di Apollinare e Augustale, una funzione sacerdotale legata alla celebrazione del potere imperiale documentata anche in altri monumenti modenesi.

L’epigrafe è incorniciata da un elegante motivo vegetale ed è coronata da due pulvini decorati; lungo i lati minori dell’ara, spiccano le decorazioni rituali di una patera (piatto) e di un urceus (brocca), simboli delle libagioni in onore dei defunti.[fonte]

Ammetto che la sistemazione non mi sembra idonea, è ritornata dove è stata rinvenuta, ma in questo momento non mi sembra sia molto valorizzata. E credo che la foto non lasci dubbi.

 

 

Modena raccontata per immagini

anni_ 50_2.jpgC’è chi crede che una fotografia possa rubare l’anima. E io ci credo.

Ci credo perché se si mettono in fila una serie di scatti si può coglierne l’essenza, l’anima, e raccontare una storia.

E vi invito a non perdere la storia della città di Modena raccontata in più di cento fotografie che rimarranno in mostra fino al 15 novembre presso l’ex-ospedale Sant’Agostino (via Emilia Centro 228). Il titolo della mostra fotografica è “Anni ’50. Modena e l’Italia della rinascita”.

Tutti sappiamo, almeno a grandi linee, cosa è stato quel decennio per l’Italia post bellica. E questa è l’occasione per imparare cosa è stato quel decennio per Modena in particolare. Magari per capire come si è formata la zona economicamente più produttiva d’Italia. Gli scatti presentati dal Fotomuseo, per quanto riferiti ad ambiti diversi fra loro, offrono lo spaccato di un’epoca e dei suoi protagonisti: dai “fatti di Modena” del 9 gennaio 1950, culminati tragicamente con l’uccisione di sei operai delle Fonderie per mano della polizia in seguito a uno sciopero, alla nuova classe sociale, operaia e piccolo borghese, che da subito si è imposta in quegli anni di rinascita globale. E tutto senza “noiose” lezioni di storia, ma attraverso un percorso tracciato dalla fotografia, insieme alle quali si ricompongono i tasselli in modalità visiva e d’intuizione.

Oltre alla fotografie, sarà possibile vedere filmati riguardanti la Modena degli anni Cinquanta nei suoi diversi aspetti: dai documentari mai mostrati prima sulla vita economica e sportiva della città provenienti dall’Archivio della Provincia di Modena-EPT “Vivere velocemente” e “Nate a Modena” a “Modena città dell’Emilia Rossa”, realizzato dal regista di Carlo Lizzani, ai primi cortometraggi pubblicitari animati della trasmissione Carosello, realizzati in quegli anni negli studi cittadini della Paul-film

Per chi è interessato ad una visita guidata gratuita il 10 e il 24 ottobre, e il 7 novembre alle 11.30 sarà possibile essere accompagnati attraverso la decifrazione di questo pezzo di storia recente. La visita durerà un’ora, non è necessaria la prenotazione e se volete maggiori informazioni potete cliccare qui.

 

 

29 settembre [2009]

 

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Scoprire di vivere in una città considerata la capitale del beat italiano mi fa sentire fortunata, perché se è vero che io negli anni della beat generation nemmeno ero nata, vi posso assicurare che con quella musica ci sono cresciuta.

E non dimenticherò mai le canzoni di Caterina Caselli e i pomeriggi passati a cantare le sue canzoni sul letto di sopra del letto a castello usato come palco e il pennarello jumbo per microfono.

Martedì 29 settembre si celebrerà la giornata “beat” a Modena, perché in questa città negli anni sessanta sono nati (artisticamente e anagraficamente) gli Equipe ’84, Francesco Guccini, i Nomadi e anche lei, Caterina Caselli.

Nel cercare informazioni sull’evento sono inciampata in un ricordo scritto da uno che in quegli anni c’era, un certo Franco Anderlini. Racconta che all’inizio degli anni ’70 si riunivano sempre al bar Grande Italia in Largo Bologna, a Modena, in quel periodo punto d’incontro di un’umanità varia affascinata dal fenomeno beat e dal movimento hippy, sia dal punto di vista musicale che da quello artistico letterario. Da quella frequentazione era nata anche l’idea di incidere un disco. Il disco si realizzò, ma non il tour che ne doveva scaturire. Il disco rimase per un po’ nelle vetrine dei negozi poi sparì dalla circolazione. L’immagine che ho inserito si riferisce proprio alla foto scattata in occasione della realizzazione di quel progetto, foto utilizzata per realizzare la copertina. Mentre del disco se ne sono perse le tracce, la foto viene riutilizzata spesso fino ad essere inserita in una raccolta di fotografie dal titolo ” Modena, immagini di un secolo ” pubblicata in mille esemplari numerati nel 1999, ed anche nel libro “Seduto in quel caffè…fotocronache dell’era beat” uscito agli inizi del 2003 curato da Massimo Masini.

Racconta Franco Anderlini “L’immagine di copertina, che ritrae parte dei musicisti ed abituali frequentatori del bar, senza voler essere retorici o auto-compiacersi, direi che ricorda la foto centrale dell’album Brothers and Sisters degli Allman Brothers, oppure anticipa la locandina del film Almost Famous, anche se nel nostro caso le ragazze invitate per la posa all’alba delle 10 di mattina, se ne rimasero quasi tutte a letto[…] Naturalmente non manca la leggenda metropolitana. All’estrema sinistra della foto si nota un personaggio con giacca ed occhiali scuri che nessuno conosceva. Qualcuno chiese chi fosse e qualcun altro, visti i tempi e l’ambiente rispose: ” E’ un poliziotto in borghese ” così, quel curioso divenne un agente mandato a scoprire cosa fosse quell’ assembramento di capelloni a quell’ora mattutina.”

Ecco: per ricordare questo ed altro ancora dalle 16 in Largo Sant’Eufemia, in Piazza San Giorgio e in Largo Muratori si esibiranno gruppi musicali di giovani talenti che canteranno le canzoni del periodo beat, mentre alle 19 largo di Porta Bologna, sul quale un tempo si apriva il bar Grande Italia, storico ritrovo di musicisti, sarà “sentimentalmente intitolato” Piazzetta 29 settembre.

Poi tutti in Piazza Grande per l’Hippy Hour e alle 20 concerto beat con ospiti Mogol, Caterina Caselli, Beppe Carletti e altri artisti del panorama musicale modenese.

Per finire concerto di Maurizio Vandelli che sicuramente ci canterà: “seduto in quel caffè, io non pensavo a te, guardavo il mondo che, girava intorno e me”.

Gabbie salariali all’Ipercoop

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Non è mia abitudine fare la spesa all’Ipercoop, figurarsi poi al Grandemilia. Non è una questione di principio del tipo “io nei supermercati non ci metto piede, meglio il negozietto sotto casa”, semplicemente una questione di comodità. In un posto così grande, per assurdo, dimentico sempre di comprare qualcosa. E se decido di armarmi di lista, la quantità di persone che mi gravita attorno, che mi pesta i piedi, che mi sperona il carrello come in un qualsiasi autoscontro del luna park, mi fa talmente innervosire che anche se la lista è spuntata miseramente a metà, scappo via prima di incominciare ad abbaiare oscenità in direzione di qualcuno.

Soprattutto perché i tempi della mia spesa coincidono con quelli di tutta la popolazione in età da lavoro di Modena e provincia.

Mettiamo però che un sabato pomeriggio abbia bisogno di comprare un oggetto che, sono sicura, riuscirò a trovare senza difficoltà all’interno dell’Ipercoop. Aggiungiamo che abbia anche a disposizione un bel po’ di punti accumulati sulla carta fedeltà Coop con cui posso ottenere un bel 15% di sconto. Senza contare che ho la brillante idea di ammortizzare i tempi decidendo di fermarmi anche a fare la spesa, approfittando dell’occasione per poter ammirare i tanto sbandierati e pubblicizzati ammodernamenti e cambiamenti all’interno del negozio.

Entro dall’ingresso 2: frutta e verdura. Sono un tipo pratico, e poi dovendo arrivare esattamente dall’altro lato per comprare l’oggetto che mi ha spinta fin qui, tanto vale arrivarci carica e pronta per pagare e tornarmene a casa.

Le corsie degli scaffali sono costretta a farmele una per una, non conoscendo l’esatta sistemazione della merce. Svolto in uno dei corridoi e non so come definire l’allestimento di una delle corsie che mi si è presentata ad un certo punto: una corsia in cui una mente a dir poco contorta, ha sistemato tutto quello che può servire alla famiglia media: biscotti, brioches, pasta, acqua, ma anche prodotti di igiene per la casa e per la persona, e cibo per animali, e pensando all’ordine rigoroso in cui la merce viene sistemata per genere mi domando cosa sia questo posto che all’aspetto ricorda il più famigerato dei discount. Osservo meglio e capisco che questi prodotti hanno una cosa in comune: sono tutti rigorosamente low cost, esclusivamente merce a basso costo, sistemata senza cura.

Un tentativo di evitare che si cada in tentazione in cerca del prodotto più conveniente sistemato negli scaffali “normali”? O un ghetto dove far transitare in maniera veloce e magari invisibile le persone con meno disponibilità economiche?

A me quel corridoio pieno di tutti i generi mi è sembrato un ghetto, e pensare che la coop si proclama democratica, e avrà anche pagato qualcuno che farsi realizzare il nuovo look.

Magari il designer ha svolto un’indagine socio-antropoligica per conto della Lega.

 

Castelvetro: degustazioni di Lambrusco

centro-storico-2008.jpgIl mio ultimo post a sfondo gastronomico l’ho chiuso confidandovi quale sia il mio vino rosso emiliano preferito. In realtà prima di trasferirmi in Emilia del vino rosso non ne volevo sentire nemmeno l’odore. Io ero quella che beveva solo ed esclusivamente vino bianco, del rosso avevo una pessima considerazione.

Li ho assaggiati tutti i Lambrusco emiliani, e cercando nell’etimologia della parola ho scoperto che Lambrusco viene dal latino Labrùscum o Labrùsca, sottinteso Vitis vite o uva e aggiunta di M eufonica ovvero La vite [l’uva] brusca, che si vuole derivato da Labrum margine, perché le viti si allineavano ai margini o alle estremità dei campi e da Rùscus, nel senso di cosa che punge il palato, da cui la parola Brusco, che viene utilizzata per indicare qualcosa dal sapore asprigno.

Ma come già confidato, il mio vino preferito è il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, nella versione amabile.

Frizzantino, corposo, dolce.

Un po’ in ritardo, distratta dal Festival della Filosofia (e ne è valsa la pena), ho saputo che il 19 settembre è iniziata la Sagra dell’uva e del Lambrusco Grasparossa a Castelvetro, ma ci sono tanti altri appuntamenti per rimediare. Appuntamenti che potete scoprire cliccando qui, che farvene un elenco sarebbe a dir poco noioso.

Ci saranno concerti, spettacoli e manifestazioni in giro per il paese.enoteca_regionale_castelveltro.jpg

Ma soprattutto alla modica cifra di € 12,00 ci si potrà prenotare per partecipare ad una degustazione.

Venerdì 25 settembre alle 18.30 tocca proprio al Lambrusco. E per evitare che si torni a casa pericolosamente ubriachi, la degustazione sarà accompagnata da prodotti tipici locali … gnocco e tigelle? Salumi e battuto di lardo? Ai fortunati avventori la gioia di scoprirlo.

Per informazioni e prenotazioni 059/758880 oppure info@castelvetrovita.it

 

I menù del Festival della Filosofia

lambrusco.JPGChe da stasera venerdì 18 settembre a domenica 20 a Modena si terrà il Festival della Filosofia è una cosa che ho già raccontato. Leggendo attentamente il programma ho voluto approfondire la conoscenza degli 8 menù filosofici.

E’ Tullio Gregory a firmare la sezione “cucina filosofica” del festivalfilosofia fin dalla prima edizione. Uno che scrive che odia “i cuochi della nouvelle vague, quelli incapaci di attendere alle grandi salse madri, alle lunghe cotture, cuochi che hanno perduto anche la capacità di trinciare in tavola, preferendo portare pallidi frammenti di vivande contornate da indigesti grafismi” merita tutta la mia stima. Tullio Gregory, Professore di Storia della Filosofia alla “Sapienza” di Roma, fondatore del Centro Studi del Cnr sul Lessico intellettuale europeo, direttore dell’Enciclopedia Italiana di scienze, lettere e arti, edita dall’Istituto Treccani, e noto gourmet, Gregory ha ideato menu per pranzi e cene filosofici all’insegna della tradizione e a partire dai prodotti tipici modenesi e della cucina dell’Emilia-Romagna. Lui è uno che guarda alla sostanza, e dopo aver letto in cosa consistono i menù filosofici, credo valga la pena di (ri)scoprire sapori, molti dei quali andati perduti.

Molti di questi piatti meritano però una “traduzione”, per evitare di ordinare ad occhi chiusi.crescentine tigelle.jpg

Nel menù della corporazione dei salsicciai e lardaruoli le crescentine (con pesto di lardo) sono dei dischetti di pane tipico dell’appennino modenese, note anche con il nome di tigella.
Il Bensone (col vino bianco) è un dolce antico preparato in modo semplice con un impasto di farina, latte, uova, burro e miele. Anche se questo ultimo ingrediente è stato successivamente sostituito con lo zucchero.
Nel menù la corporazione dei pescatori il dolce proposto è la torta Barozzi che venne creata, col nome di “torta nera“, alla fine del XIX secolo da Eugenio Gollini, il quale nel 1887 aveva aperto una pasticceria nel cuore di Modena. L’originalità della ricetta consiste in una sapiente proporzione di mandorle, cacao e caffè, anche se gli esatti quantitativi ed il preciso metodo di preparazione rimangono tutt’oggi un segreto custodito gelosamente dagli eredi di Gollini.

Il dolce proposto nel menù della corporazione dei friggitori sono i tortelli dolci fritti col savor, dove il savor è una specie di marmellata, un dolce povero che si preparava nella famiglie contadine, con dentro di tutto: bucce di melone e cocomero essiccate al sole e tagliate a listarelle sottili; carote tagliate a dadini; polpa di zucca a “tocchetti”; bucce di agrumi, limoni, cedri, arance, candite. Frutta secca, come gherigli di noce, pinoli e mandorle dolci, ricavate dai noccioli delle albicocche, il tutto tritato fine. Mele, pere volpine, mele cotogne, albicocche-pesche o fichi essiccati al sole e sminuzzati, uvetta passita e ogni altra frutta fresca, a volontà. L’unica volta che ho assaggiato questo dolce, fatto dalle sapienti mani della mamma di una mia collega, sinceramente non ho gradito, ma sono sicura che dipende solo dal fatto che non sono una a cui la frutta piace.Festival filosofia, il filosofo Remo Bodei con il filosofo Tullio Gregory, a sinistra, e il sindaco di Modena Giorgio Pighi al centro.jpg

Ho notato di essermi soffermata molto sui dolci. Sarà che come tutte le femminucce in dieta perenne cado vittima di cali di zucchero e momenti di sconforto dovuti alla mancanza di dolci.

Invece qui trovate tutta la lista completa dei menù e dei ristoranti dove sarà possibile percorrere la strada della filosofia seduti ad una tavola imbandita con in mano l’immancabile bicchiere di Lambrusco. Il mio preferito? Il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Amabile.

Ma è noto che io di vini non ne capisca un granchè.

 

 

*la foto che apre il post (in alto a sx) la pubblico per gentile concessione di silvia, che di foto ne fa tante e sono bellissime. non ci credete? cliccare qui per vedere (e commentare). grazie silvia.

Festival della Filosofia a Modena

festival della filosofia.jpgForse partendo dalla considerazione di Emil Cioran per cui “la filosofia si insegna solo nell’agorà, in un giardino, o a casa propria. La cattedra è la tomba del filosofo, la morte di ogni pensiero vivo; la cattedra è lo spirito in gramaglie”* che venerdì 18 settembre, dopo una primavera di passione e rischio ammutinamento, prende il via il Festival della Filosofia, che per il nono anno si è dato come tema “La comunità e il bene comune”.

Bisognerebbe possedere il dono della ubiquità per poter assistere fra Modena, Carpi e Sassuolo agli oltre 200 eventi organizzati: 53 lezioni magistrali, 20 mostre, 17 film, 12 fra reading, concerti, performance, 8 menù filosofici.

Per i più la parola “filosofia” evoca strani fantasmi di notti passate a studiare pensatori dai pensieri che allora sembravano contorti, e anche un po’ inutili, a caccia del voto decisivo per chiudere il trimestre. O peggio la parola “filosofia” viene associata a qualcosa di noioso, incomprensibile, buono solo per una certa élite.

Invece se si guarda con un po’ di attenzione al programma della manifestazione si scoprono spunti interessanti ed eventi imperdibili.ascanio celestini.jpg

Purtroppo non sono preparata dal punto di vista strettamente filosofico, quindi non conosco il lavoro e le tematiche affrontate dai veri protagonisti del festival, anche se all’interno delle lezioni magistrali sarei curiosa di ascoltare cosa ha da dire sabato 19 settembre a Sassuolo al Palazzo Ducale, Adriano Fabris che terrà un incontro dal titolo Comunicazione. Fra internet e intercultura.

Per la sezione cinema ci sarà a Modena una rassegna cinematografica su Peter Weir, di cui tutti ricordiamo sicuramente la tragicommedia “The Truman Show”, mentre a Carpi Sabato 19 settembre alle 22 partirà la maratona George Romero, a mio avviso il primo sociologo cinematografico che ha osato mostrare gli effetti devastanti della globalizzazione a tinte horror.Capossela.jpg

Per la sezione teatroeperformance venerdì 18 a Modena ci sarò David Riondino, a Sassuolo Vinicio Capossela e a Carpi Giorgio Comaschi, in Piazza Grande a Modena sabato 19 lo spettacolo di Ascanio Celestini e in piazza Garibaldi (la piazza piccola per intenderci) Alessandro Bergonzoni.

E poi letture e racconti, mostre e installazioni (anche del Paladino), mercati, musica e giochi e laboratori per tutti.

Credo che questo sarà un lungo fine settimana ricco di ottime occasioni fra svago e cultura, perché come ha scritto Ludwig Wittgenstein “la filosofia non è una teoria ma un’attività”

 

 

*L’inconveniente di essere nati, 1973

Tutti in forma

baby fitness.jpgCon Settembre sembra che la città di risvegli. Altro che Capodanno. Dopo la pausa estiva riaprono le attività commerciali, i mezzi pubblici ripristinano le corse soppresse con i primi caldi, si ripopolano gli uffici di impiegati abbronzati e imbronciati (i dirigenti sono sempre abbronzati e sorridenti in qualsiasi periodo dell’anno) e si riaprono le scuole. Ma soprattutto riaprono le palestre.

Ho scoperto che a Modena a Settembre si fanno più buoni propositi che a Natale, ed è tutto un fiorire di cartelloni pubblicitari con l’offerta dei più disparati corsi che voi possiate immaginare. Qualsiasi disciplina inventata dal personal trainer di turno di qualche star hollywoodiana che ha spopolato oltreoceano, viene subito proposta alla popolazione modenese ansiosa di occupare i tempi morti fra l’orario di fine del lavoro e il sonno. Sarà che provengo da un una realtà diversa, sarà che i ritmi mediterranei sono più lenti, ma non venitemi poi a parlare di piscina e palestra in pausa pranzo perché quella è una cosa che per quanto mi sforzi, non comprendo.

Ho addirittura prova di storie d’amore finite per l’impossibilità di vedersi, causa impegni, fra cui il mancato abbandono della palestra.

Non credo sia solo la ricerca di un corpo perfetto quello che spinge le modenesi (in primis) e i maschietti (a seguire) a giocare a tetris con il loro tempo per far entrare tutti gli impegni in una settimana. Anche perché in realtà le chiacchiere sulla palestra che ascolto riguardano anche abbandoni precoci con conseguente perdita dei soldi anticipati per la frequentazione di corsi dai benefici effetti. E guai a sbagliare palestra: se si vuole essere veramente cool bisogna scegliere il posto giusto e scegliere l’abbigliamento giusto, per evitare lingue malevoli che ci parlano alle spalle ridacchiando.

Dopo 8 anni da modenese acquisita pur non avendo capito come mai l’iscrizione (e la conseguente frequentazione) di una palestra sia un argomento così caro all’impiegato medio, e conosco un mucchio di gente che ha sempre in macchina la borsa per la palestra perché – non si sa mai-, lo ammetto: ho ceduto anche io. Ma solo per pura curiosità antropologica.

Così poi vi racconto.

In punta di penna

erri.jpg.pngSembra un segno del destino, non era mai successo. E invece lo stringo fra le mani: un invito con il mio nome per andare ad ascoltare uno dei miei scrittori preferiti, Erri de Luca.

Sabato 12 settembre 2009 alle ore 18 in piazza Calcagnini a Formigine (in centro, ai piedi del Castello) ci sarà un incontro con lo scrittore che (a quanto dice l’invito) parlerà dell’importanza quotidiana di letteratura e scrittori, delle loro visioni, dei loro ritmi, dei loro valori spesso alternativi a quelli correnti.

Erri del Luca è una conoscenza del periodo universitario. Come spesso accade fu una mia (allora) amica a farmelo conoscere, attraverso la raccolta di racconti brevi In alto a sinistra. Il titolo viene dall’ultima frase dell’ultima storia “allora uscendo di casa al mattino per andare al cantiere metterai le spalle al nord e vedrai spuntare quel giorno dietro le case, il profilo dei campi, dietro il recinto, a est, in alto a sinistra“.

E poi folgorata dalla sua prosa asciutta, forbita ma capace di parlare all’anima, ho letto tutti i suoi libri. In Aceto, arcobaleno una delle mie frasi preferite di sempre “E’ il rango più elevato dell’amore. Essere per l’altra persona interamente cosa sua, arredo dell’intimità, non più libertà di essere altro. Diventare cosa da detenere: a questo grado di assegnazione accade di essere perduto. Allora ci si colloca nello scaffale degli oggetti smarriti, si aspetta di essere cercati di nuovo e si resta a occhi aperti di notte aspettando il passo di chi torni a reclamarci. Ma nessuno torna e dopo il giusto tempo si è di nuovo se stessi, sciolti dal possesso, liberi perché si è di nuovo liberi dopo essere stati perduti.delucaerri.jpg

In ogni suo libro letto, in ogni pagina, in ogni singola riga ho sempre avuto la sensazione che Erri fosse lì a raccontarci qualcosa di suo. Come un amico che ci sta confidando un suo vissuto personale. Non per avere un consiglio, ma solo per potersi liberare di emozioni e sensazioni altrimenti ingestibili. E noi ascoltiamo queste storie, sentendo che alla fine parlano anche un po’ di noi, ed è lui a regalarci un nuovo modo di interpretare quello che ci si agita intorno e a regalarci un nuovo metro per misurare le nostre emozioni e i nostri sentimenti.

Erri de Luca è uno scrittore napoletano, che da Napoli è andato via a 18 anni, e che in una recente intervista all’Espresso ha dichiarato che in quella città non tornerà mai. Il suo primo libro lo ha pubblicato a 40 anni (quindi, se si è bravi, c’è speranza per tutti) e in un certo periodo della sua vita ha lavorato (anche) come operaio.

Forse da tutto quello che ho scritto si nota che sono grata ad Erri de Luca per aver deciso di scrivere, e mentre mi rigiro fra le mani l’invito con il mio nome spero di avere il coraggio di farmi autografare uno dei suoi libri. Forse dovrei presentarmi con l’ultima sua pubblicazione Il giorno prima della felicità, ma vorrei tanto che fosse In alto a sinistra, l’inizio della nostra conoscenza, il prescelto. Voi cosa suggerite?

 

Al via anche l’anno accademico

rettoratomodena.jpgCi siamo. Settembre oltre che segnare la fine delle vacanze e la fine dell’estate (stasera scrivo già con la felpa a maniche lunghe e i piedi, come sempre scalzi, congelati), è anche il mese in cui ricominciano i percorsi formativi e culturali per tutti i giovani. Per qualcuno sarà la prima volta e la prima elementare sarà un ricordo da portare dietro tutta la vita e per altri già una “triste” consuetudine.

Anche se volevo dedicare questo post alla categoria degli studenti universitari, in particolare quelli fuori sede, forse perché essendomi trovata anche io nella stessa condizione un po’ di tempo fa, ho trovato un paio di iniziative rivolte a loro che ho trovato interessanti, che vale la pena di segnalare.

Una riguarda un argomento un po’ spinoso che è quello della ricerca dell’alloggio. A Modena ci sono delle residenze universitarie a cui si può accedere attraverso delle graduatorie.

Ma quest’anno hanno pensato di inserire nel circuito delle residenze universitarie anche le case di alcuni anziani che offrono una stanza nel loro appartamento con uso dei servizi (bagno e cucina) alla cifra mensile di € 180,00. Secondo me una cifra ragionevole, e un’iniziativa che può aiutare anche a trovare un po’ di compagnia a persone anziane sole.[cliccare qui per maggiori informazioni]

Se poi si ha del tempo e molta un po’ di pazienza compilando un modulo ci si potrà mettere a disposizione di bambini che hanno necessità di un po’ di ripetizioni. Il Comune di Modena cerca giovani studenti universitari, che vivono a Modena, preferibilmente frequentanti facoltà umanistiche, cui affidare progetti di sostegno individuale verso minori di età compresa tra i 10 e i 15 anni che esprimono difficoltà sociali. E a fronte di un certo monte ore c’è anche un compenso.

Per chi è interessato l’avviso e il bando possono essere scaricati cliccando qui.

Due idee: una per risparmiare qualcosina (che la vita dello studente universitario nella media è allegra ma squattrinata) e una per guadagnare un piccolo extra da investire per le serate universitarie in Via Gallucci.