27/01/2012
Giorno della memoria
Venerdì 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Cosa poter scrivere senza cadere in banalità o cose già dette. Solo 67 anni ci separano dalla fine di una guerra che oltre a lasciare le città e i popoli devastati dalla ferocia dei combattimenti, ha lasciato un’ombra nera fatta di persecuzioni e campi di concentramento e morti. I negazionisti dell’Olocausto sono al lavoro da tempo, ed è per questo che momenti come la Giornata della Memoria devono esistere, soprattutto per evitare che una simile follia possa essere rimessa in atto.
A Modena alle 8.45 presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, Facoltà di Lettere e Filosofia verrà celebrata una cerimonia con la deposizione di corone alla lapide in memoria dei docenti e degli studenti perseguitati a causa delle leggi razziali e alla lapide dell’internato militare S. Ten. Dott. Giovanni Russo. Presso l’Aula Magna alle 9 ci sarà la cerimonia di consegna di medaglie d’onore ai cittadini italiani,militari e civili, ed ai familiari dei deceduti deportati o internati nei lager nazisti
Al termine ci sarà alle 9.30 la visione di materiali documentari e la lettura di brani letterari sul tema “Occupazione, Resistenza, Sterminio: la Cecoslovacchia nell’Europa della Seconda Guerra mondiale (1939-1945)”.
In serata, alle 21 al teatro La Tenda (Viale Monte Kosica 95/F) i ragazzi della scuola d’arte Talentho dopo il viaggio a Mauthausen presentano una performance teatrale sul significato della memoria della Shoah (ingresso gratuito)
La Giornata della Memoria nella nostra città non si esaurisce in un solo giorno, e martedì 31 gennaio presso la sala Giacomo Ulivi (Via Ciro Menotti, 137) alle 18.30 propone “Vivere, Resistere, Testimoniare" un incontro con Avraham Aviel, sopravvissuto al massacro di Radun (Bielorussia), partigiano, teste al processo Eichmann nel 1961 a Gerusalemme (ad ingresso libero).
Il libro più rappresentativo scritto sul massacro degli ebrei rimane “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Io invece voglio chiudere questo post con un brano tratto dal libro Alzaia di Erri de Luca, che ha suscitato in me abbastanza orrore da ricordare a memoria:
“C’è stato un posto del mondo in questo secolo in cui una donna riuscì a salvare sua sorella gridandole da lontano “Dai la bambina a mamma”. La donna si trovava nel campo di Auschwitz-Birkenau in Polonia e dalla sua baracca dietro i fili spinati aveva visto arrivare il treno dei deportati. In fondo al binario avveniva una selezione far chi era giudicato abile a qualche lavoro e quelli che andavano subito alle camere a gas. Vecchi, bambini e madri con figli morivano subito. Allora a donna che aveva già imparato quella lezione e quella selezione, vide scendere da uno dei tanti treni della morte sua madre, sua sorella e sua nipote. Così gridò l’unica frase, pronta di riflessi e spietata, che poteva salvare una di loro. Per le altre due, mamma e nipotina, non c’era comunque scampo. La sorella, ignara di tutto, riconobbe la voce e obbedì meccanicamente al grido.
Passò la selezione. Era l’estate del 1944 [...] la macchina di strage più grande al mondo sarebbe stata fermata solo dall’arrivo dell’esercito russo nel gennaio 1945. Una donna con prontezza di riflessi dava a sua sorella l’unico snaturato consiglio per non scendere le scale che portavano ai cameroni delle finte docce. “Dai la bambina a mamma”. C’è stato un tempo infame in questo secolo in cui neanche questa frase era innocente.”
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25/01/2012
Le audio-guide per scoprire la Transromanica modenese
Il Medioevo è passato alla storia come il periodo buio dell’Europa, mentre in realtà è un arco di tempo talmente lungo (va dalla caduta dell'impero romano d'Occidente avvenuta nel 476 d.C. alla scoperta dell'America da parte di Cristoforo Colombo del 1492) che ne sono successe di cose importanti, piantando i semi del Rinascimento. L'aspetto più interessante è certamente sapere che quel che caratterizzò il Medioevo è la concezione unitaria della vita, riconosciuta come totalmente determinata dall'appartenenza alla Chiesa (cioè dalla dipendenza da Dio), tanto che sarebbe più adeguato definire il Medioevo come epoca della Cristianità. E se è vero che oggi le distanze si sono accorciate e i confini geografici non sono più un vero limite, una prima idea di coscienza europea forse non è proprio una invenzione moderna. Già nel Medioevo le vie di transito dimostrano che i popoli di allora erano estremamente mobili, e tra esplorazioni e pellegrinaggi non mancavano certo le occasioni di contatto tra i diversi popoli. Accadeva spesso che proprio i pellegrini, di ritorno da un lungo viaggio, commissionassero ad architetti e artigiani opere ispirate a ciò che avevano visto lontano da casa, contribuendo alla circolazione della cultura. Nasce lo stile Romanico, il primo linguaggio comune del vecchio continente, uno stile architettonico, ma anche un linguaggio che si ispirava ai miti e alle leggende, misterioso e affascinante e le cui forme espressive riflettevano le caratteristiche geografiche e una varietà di aspetti semantici che caratterizzarono l’Europa medievale per più di 300 anni.
In Europa il ricordo di questi viaggi dei pellegrini si ritrova nella via Transromanica, un percorso che si snoda fra Germania, Austria, Italia, Francia, Spagna, Slovenia e Serbia. Lungo il percorso chiese, conventi e altre costruzioni creano attraverso l’Europa un intreccio affascinante di corrispondenze.
In Italia la Transromanica attraversa anche Modena e il territorio modenese, e sul sito VisitModena.it si può scoprire il territorio Modenese grazie a 56 audioguide in formato Mp3 da scaricare gratuitamente sul proprio palmare, lettore o computer.
Le audioguide accompagnano i neo-pellegrini in un emozionante viaggio attraverso la storia, l’arte e le tradizioni enogastronomiche dalla Pianura all’Appennino, permettendo di visitare rocche e castelli medievali e i maggiori monumenti dell’arte romanica, Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e inseriti nel Grande Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa Transromanica. Scoprire il suggestivo paesaggio montano e gustare l’ottima cucina modenese.
Le audio guide sono divise per itinerar tematici basati sui vari interessi: fortezze e castelli, palazzo e ville, piazza e centri storici, musei e biblioteche, storia, natura, folklore e cucina gourmet.
Fate un giro sul sito, scaricate tutte le audioguide e sulla mappa interattiva programmate la vostra prossima escursione alla scoperta del Romanico Europeo, come discendenti di quei viaggiatori medievali al motto degli antichi pellegrini, valido ancor oggi, “Ultreia – Sempre avanti!”
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23/01/2012
Immagini dal silenzio
Il 27 gennaio è la Giornata della memoria, riconosciuta in maniera internazionale come la "giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati".
Un paio di anni fa avevo già raccontato attraverso queste pagine cosa significa questa giornata a Fossoli, una frazione del comune di Carpi, in provincia di Modena, che ospita il triste ricordo di un campo di concentramento. Il campo, alla fine della seconda guerra mondiale, ha subito varie vicissitudini, e nel 1973 viene istituito il Museo del Deportato e nel gennaio del 1996 è stata costituita la Fondazione ex Campo di Fossoli, il cui scopo principale è la diffusione della memoria storica mediante la conservazione, il recupero e la valorizzazione dell'ex campo di concentramento.
Inoltre da sei anni la Fondazione ex Campo di Fossoli promuove ed organizza un viaggio che prende il via dalla stazione ferroviaria di Carpi, proprio da dove, più di 60 anni fa, gli internati del campo di concentramento di Fossoli partivano in treno alla volta dei lager nazisti. Una delle destinazioni era Auschwitz. Il progetto si rivolge principalmente agli studenti delle scuole medie superiori della provincia e ad adulti che, a vario titolo, intendono condividere con i ragazzi questo viaggio nella memoria e per la memoria.
In occasione della Giornata della Memoria 2012, la Fondazione Fossoli riallestisce la mostra “Immagini dal silenzio”.
Un percorso espositivo che ricostruisce la storia della Manifestazione che si tenne a Carpi nel 1955 che organizzò l’allestimento della prima mostra nazionale sulla deportazione. Fu un avvenimento di grande risonanza, ben oltre la dimensione locale, che vide la partecipazione di circa 40.000 partecipanti e di oltre 20 delegazioni straniere. Quella mostra, vista anche da Primo Levi, sulla società italiana ebbe l’effetto di una scossa oltre al merito di riportare all'attenzione un fenomeno, la deportazione, che nel dopoguerra era stato per tanti motivi rimosso.
L’allestimento che si propone oggi ripropone assieme alla storia di quella manifestazione, il tema di come era vista la deportazione in quegli anni e di come tra il 1955 e il 1960 cambiò la sua percezione.
Un percorso quindi sia nella storia che nella memoria della deportazione, a partire da un fatto che è maturato nel nostro territorio.
La mostra è stata allestita a Palazzo dei Pio (Piazza Martiri - Carpi), e rimarrà aperta fino al 12 febbraio. Può essere visitata nelle giornate di venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
08:10
Scritto da: VirgilioModena
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