20/11/2009

"La Maialata"

pig.jpgLa Maialata era fino a non molti anni fa un rito diffusissimo nelle campagne padane e non solo. Coincideva, nel periodo autunnale, con la macellazione del maiale che quasi ogni famiglia allevava (o faceva allevare). In dialetto emiliano è chiamato "nimel". Animale. Perché il maiale in queste terre è l'animale per eccellenza: il "re" della casa e della campagna, nutrito dalla famiglia per tutto l'anno con i resti della tavola rurale e poi ucciso in un giorno che si trasformava in un giorno di festa (a Castelvetro di Modena gli hanno dedicato anche un monumento sistemato in piazza, ma questa è un'altra storia). Un rito violento, quello della macellazione, ma anche solenne, immagine di abbondanza e mai di spreco: perché del porco non si buttava via niente, dal sangue alla carne alle ossa era nutrimento e sostentamento. Nelle Trecentonovelle di Franco Sacchetti, che ho trovato in rete grazie al lavoro di Roberto Giangregorio, molte novelle hanno come protagonista il maiale. Era il cibo più diffuso già nel Medioevo e alla portata di tutti, non solo dei nobili, [...] la Valle Padana, famosa per la produzione di ghiande, consentiva l'allevamento su larga scala dei suini, destinati sia al consumo locale sia al rifornimento della capitale e degli eserciti [...].
La carne di maiale è molto diffusa nella cucina povera di origine contadina ed è l'ingrediente fondamentale di ricette tradizionali: dalla cassola milanese, preparata con costine, cotenna, piedini di suino, salamini o luganega, verza, carote, sedano e cipolle, vino, alla carne di maiale con la verza, tipica della cucina casereccia del Salento. Anche alcune varietà - di frutta si prestano per accompagnare la carne di maiale: soprattutto prugne e albicocche secche, mele e castagne.
Anche l'attore Marco Paolini in un libro pubblicato qualche anno fa intitolato "Bestiario Veneto", ha trascritto una bellissima pagina di Mauro Corona che parla del rito dell'uccisione del maiale, rievocando quindi una scena della "nostra" cultura contadina ormai completamente perduta.  
Ed è a questa tradizione antica che si ispira la Maialata che potrete gustare il 20/21 e 27/28 novembre all'Antica Trattoria Ponte Guerro a Spilamberto, sulla Via Modenese (poco lontano dall'uscita di Modena Sud).
Menù a prezzo fisso e cominciando con l'antipasto e gustando anche un primo, verrà servita polenta con salsiccia e funghi, maialino da latte in porchetta, costine al rosmarino "rosticciana", zampone, cotiche e cotechino con fagiolata (più contorni, sorbetto e caffè).
Solo su prenotazione. (tel. 059/798909 mail: info@ponteguerro.it)

18/11/2009

Who's that girl?

Bunéssma.jpgArrivati in Piazza Grande ci si lascia riempire gli occhi dalla visione del Duomo e dalle sue statue romaniche che la decorano, si rimane a naso all'aria per poter ammirare la Ghirlandina in tutta la sua altezza e maestosità.
Ma oggi non voglio parlarvi dei due monumenti diventati Patrimonio dell'Unesco conosciuti da tutti, oggi voglio accendere il riflettore su di lei, la Bunéssma, la Bonissima che silenziosa decora Piazza Grande, sopra il portico dove il Palazzo Comunale fa angolo con via Castellaro.
Ho cercato un po' di notizie, e la leggenda vuole che la statuetta rappresenti una ricca dama modenese che in un periodo di carestia sensibilizzò i nobili del posto affinché aiutassero gli indigenti con delle donazioni. Tale leggenda era rafforzata dalla identificazione, secondo il popolo, di una borsa in quella che è una piega della veste.
Per altri, studiando l'etimologia del nome con cui la si identifica, la statuetta doveva rappresentare l'onestà nel commercio (dal nome del palazzo della "bona misura"), tesi avvalorata dal fatto che anticamente sembra reggesse una bilancia (andata perduta) e posava i piedi su un basamento con incise le antiche unità di misura modenesi (che si possono ammirare all'interno dell'abside del Duomo).
Ci sono poi gli storici che hanno cercato nelle fattezze della donna rappresentata personaggi realmente esistiti: per lo storico modenese Andrea Bertoni si tratta di "Bonixima, figlia di un tale Sigecio, che aveva donato vastissimi poderi al monastero di San Pietro". Per altri si tratterebbe d Matilde di Canossa.
Infine c'è chi identifica la statuetta con  Gundeberga, "donna nobile e generosa" morta nel 570 la cui lapide nella cripta, è stata spostata in tutte le varie chiese che si sono succedute prima dell'attuale duomo, segno di un ricordo forte del personaggio nei secoli.
Chi è davvero rappresentata in quelle fattezze di donna forse non lo sapremo mai, ma è talmente famosa in città che la parola con cui la si identifica "la Bunéssma" ancora oggi è sinonimo di persona curiosa, pettegola e conosciuta da tutti, proprio come la statuetta che dall'altro della sua posizione nella piazza può vedere e controllare tutto quello che succede.

16/11/2009

The doctor is in

lucy-the-doctor-is-in.jpgSembra di essere nel film "Bianca" di Nanni Moretti, dove all'interno della scuola "Marilin Monroe dove il protagonista insegna matematica, a disposizione degli insegnanti c'è uno psicoterapeuta per poter parlare dei proprio problemi.
Invece è la realtà per i dipendenti del Comune di Modena che in via sperimentale fino a giugno 2010 avranno a disposizione uno sportello d'ascolto dove coloro i quali avvertono disagio sul posto di lavoro trovano una psicologa che li aiuta ad individuare le cause del malessere e li sostiene nella ricerca di possibili soluzioni.
"Le risorse umane sono il fattore centrale per il buon funzionamento dell'Amministrazione comunale. Star bene sul posto di lavoro, ridurre e prevenire le situazioni conflittuali, valorizzare le capacità e le abilità del personale significa migliorare la qualità del servizio erogato" - spiega Marcella Nordi, assessore alle Risorse Umane e Strumentali del Comune di Modena.
Lo Sportello d'ascolto per i dipendenti del Comune sarà in funzione dal 20 novembre, il venerdì pomeriggio, quindi fuori dall'orario di lavoro, presso lo studio Terapeutica in via del Tirassegno 40. La psicologa riceverà, su appuntamento, i dipendenti che hanno frequenti difficoltà e malesseri nelle relazioni con colleghi, collaboratori, superiori, utenti, o che vivono un momento di crisi legata alla perdita di identità professionale e si sentono demotivati nei confronti del lavoro quotidiano. Lo sportello non sarà invece il luogo dove affrontare problemi slegati dal contesto lavorativo, ne tanto meno un posto dove fare psicoterapia.
Potrebbe essere una soluzione per fare in modo che la fila all'anagrafe (o in qualsiasi ufficio pubblico) sia più snella e veloce, potrebbe addirittura aiutare a far sorridere l'impiegato statale che di sorridere all'utente proprio non ne ha voglia.
Anche io svolgo un lavoro a contatto con il pubblico, e ci sono delle mattine che piuttosto che sorridere e augurare una buona giornata berrei un bel cucchiaio di olio di ricino, ma lavorando nel settore privato mi sforzo per conservare il mio posto di lavoro.
Non sarebbe male avere qualcuno con cui poter parlare, invece di angosciare amici e parenti mentre si cerca di passare un sereno sabato sera insieme. Nella speranza che i soldi dei contribuenti spesi per aiutarli producano buoni risultati.

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